Cronaca

Case popolari, cambia la norma regionale: sospesi i 700 sfratti

Il consiglio regionale ha modificato il regolamento per consentire ai Comuni di valutare le situazioni una ad una

Inquilini della case popolari in protesta davanti alla sede di Atc a Novara

"Abbiamo disinnescato la bomba sociale". Con queste parole il sindaco Alessandro Canelli ha espresso la sua soddisfazione per la modifica della norma sulle decadenze per morosità delle case popolari.

Il 21 novembre il consiglio regionale, su spinta dell'assessore alle politiche sociali e della casa Augusto Ferrari, ha cambiato la norma e il regolamento attuativo. Infatti la legge prevedeva che nel caso in cui ci fossero dei morosi il Comune dovesse pronunciare la decadenza (in sostanza lo sfratto) entro 90 giorni. Se non lo avesse fatto sarebbe stato il Comune stesso a dover farsi carico della morosità e di tutte le eventuali altre spese. 

Questa norma però non teneva conto della morosità incolpevole, ossia di quelle situazioni in cui l'inquilino non poteva pagare per motivazioni economiche: infatti per la valutazione dell'incolpevolezza ci vuole un anno solare, mentre lo sfratto sarebbe arrivato dopo soli 3 mesi.

A Novara erano quasi 700 le famiglie interessate anche se non tutte, ovviamente, morose incolpevoli. 

"La decisione di intervenire modificando la norma esistente - ha spiegato l'assessore Ferrari - ha l’obiettivo di definire in maniera più precisa una procedura condivisa tra Atc e Comuni. Nel frattempo avviene la sospensione dei termini delle attuali decadenze pronunciate per dare il tempo utile ai Comuni e alle Atc per avviare questo processo".

"Sospese le decadenze - ha detto Canelli - l'obiettivo è quello di essere ora inflessibile con chi fa, o ha fatto in passato, il furbo e giusti e solidali nei confronti di chi invece vive da tempo situazioni di reale disagio. A breve verrà firmato un accordo tra Regione e Anci, che ci consentirà di cominciare a valutare le situazioni una per una".

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