Via i cartelli in dialetto a Novara. Ballarè: "Sono brutti e provinciali"

Nel pomeriggio di mercoledì il primo cittadino novarese ha dato ordine agli operai del Comune di togliere la parte in dialetto dei cartelli agli ingressi della città. E tra i cittadini monta la polemica

Via i cartelli stradali con le scritte in dialetto posti agli ingressi cittadini.

Questa l'ultima idea del sindaco Andrea Ballarè alla quale sono seguite, sulle pagine del social network Facebook, numerose polemiche da coloro ai quali non va giù questa scelta.

Nel postare, come solitamente fa, la foto che testimonia l'operazione il primo cittadino esordisce: "Via le ultime tracce del villaggio di Asterix".

Da qui le polemiche di numerosi cittadini i quali, contrari al gesto del primo cittadino, commentano: "Novara viene definita dal Primo Cittadino 'Villaggio di Asterix' solo per qualche cartello  che ricorda ai benvenuti visitatori come noi chiamiamo la nostra città, un usanza comune e simpatica direi. Mi piace - dice un cittadino - informarmi quando sono in viaggio sugli usi e costumi locali, dialetto compreso. Va bene l'integrazione, che vorrebbe l'immigrato integrarsi e noi arricchirci eventualmente sfruttando usi e costumi nuovi, ma l'integrazione arriva dal nuovo arrivato che si integra(zione) con la società ospitante, non si pretende il dialetto a scuola, auspicabile, ma che fastidio davano? Eravamo in ottima compagnia con gli altri villaggi di Asterix pare." E ancora: "Che Le piacciano o no, quei cartelli e la lingua che riportano fanno parte della storia di Novara. Fossi in Lei mi occuperei di altro, ed investirei i soldi dei contribuenti in qualcosa di socialmente utile o perlomeno più urgente. Per favore, si concentri sulla creazione di qualcosa di utile, invece di rimuovere quello che a Lei non piace".

Gioventu' Piemontesa cerca nel suo commento di far capire che l'identità e la storia di Novara passa a colpo d'occhio anche da quei cartelli: "Signor Sindaco, non è colpa dei Novaresi - che sono morti e che hanno vissuto parlando in novarese anche prima, mille anni prima, della lotta alla dittatura - se secondo Lei qualcuno dà loro una valenza ideologica. D'altronde, facendoli rimuovere, glie l'ha data anche Lei. Detto per inciso, integrazione sarebbe da intendersi come 'integrarsi nella realtà locale', non cercare di cancellarla. Quei cartelli erano brutti e provinciali, ma tutt'altro che inutili: vanno sostituiti con cartelli degni di una grande storia come quella della città che Lei sta amministrando, perché la loro importanza va ben al di là degli schieramenti di partito, delle proposte politiche e della superficialità che caratterizza alcune interpretazioni. Sì, gli immigrati non c'entrano nulla, c'entrano solo i Piemontesi di Novara. In discussione c'è solo il diritto umano fondamentale alla lingua e all'identità storica, non lo sterile distinguo fra luoghi dove vige il bilinguismo e no. Chi divaga o non ha capito la gravità di questo gesto o cerca di sviare l'attenzione. I Novaresi non valgono meno dei Bretoni o dei Ruteni. Rimetta cortesemente i cartelli «Noara», prendendo esempio magari da quei Comuni piemontesi amministrati da sindaci di ogni colore politico che hanno già dato alla nostra lingua la giusta visibilità".

E non mancano anche i commenti al post da parte di chi siede nelle fila della minoranza in consiglio comunale. Isabella Arnoldi, che siede ta i banchi del gruppo misto dichiara: "Brutto un sindaco che si vergogna della sua gente. Riguardo al villaggio di Asterix che tanto lo ossessiona, non ne ha capito capito il significato. Certo che vivere ossessionati dal passato deve essere un incubo".
 
Interviene anche Giancarlo Locarni, esponente della Lega Nord nei banchi della Provincia: "Scusate ma umilmente - scrive - vi rammento che il piemontese non è, come erroneamente definito da Voi, un dialetto ma una lingua parlata da oltre 2 milioni e mezzo di cittadini che solo questa pseudo nazione non riconosce tale, i motivi sono evidenti mentre la superficialità dell'azione del sig. Sindaco rimane evidente con la filosofia adottata a livelli sovra ordinati dai propri 'compagni' e cioè l'assoggettamento al pensiero unico, senza dimenticare che c'è chi si onora ed inorgoglisce ad avere un'identità e chi preferisce l'omologazione per poter restare nascosto a non far nulla....".

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La polemica incalza ma i cartelli intanto sono stati rimossi e il sindaco tiene a precisare a chiare lettere: "Gli immigrati non c'entrano nulla. Come non c'entra nulla il confronto con realtà dove il bilinguismo lingua nazionale - dialetto é una cosa seria. Quei cartelli , lo ripeto, per chi a suo tempo li ha voluti, erano una proiezione istituzione degli adesivi "Padania" fioriti negli stessi anni un po' dovunque. Quel tempo é finito".

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