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Cronaca

Corruzione in appalti: l'indagine della finanza arriva a Novara, dirigente Enel ai domiciliari

L'indagine della Procura della Repubblica di Brescia ha portato alla scoperta di un'organizzazione che avrebbe alterato gare d'appalto per 12 milioni di euro

È partito da Brescia il blitz della guardia di finanza svolto nelle province di Brescia, Novara, Milano, Bergamo e Chieti, che ha portato all'arresto di quattro persone, a una dozzina di indagati e al sequesto di 450mila euro. Tra le persone raggiunte da misure cautelari il funzionario novarese di Enel Antonio Marcone per il quale sono stati disposti gli arresti domiciliari.

È questo l'esito di una complessa ed articolata indagine di polizia giudiziaria coordinata dalla Procura della Repubblica di Brescia che ha coinvolto anche la provincia di Novara.

L'operazione dei militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Brescia, con la collaborazione del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata e di due unità cinofile "cash dog", si è svolta nella giornata di ieri, giovedì 18 gennaio ed era mirata al contrasto di un’associazione per delinquere finalizzata "alla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, alla turbata libertà degli incanti, fino ad arrivare all’accesso abusivo ad un sistema informatico e all’omessa presentazione delle dichiarazioni Iva".

Gli indagati, secondo le indagini delle fiamme gialle bresciane dovrebbero far parte di un’organizzazione ben strutturata e collaudata e avrebbero fatto parte, in maniera consapevole, di un duraturo sodalizio criminale dedito alla commissione d’innumerevoli reati che vanno ben oltre ad un semplice accordo criminoso.

Nel dettaglio, le indagini avrebbero portato alla luce un meccanismo criminoso che avrebbe permesso l’aggiudicazione, a favore di una società bergamasca, la Valcart di Rogno, di varie gare d’appalto bandite da Enel per un valore di oltre 12 milioni di euro.

A fronte di "prestazioni illecite", un dipendente "infedele" di Enel avrebbe ricevuto oltre 70 mila euro in contanti, consegnati nel corso di diversi incontri con il corruttore. Questi incontri avvenivano nelle immediate vicinanze di un casello autostradale e il tutto è stato documentato dai militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Brescia con riprese video.

Le indagini della polizia giudiziaria avrebbero anche consentito di documentare numerosi accessi abusivi ai sistemi informatici di Terna, un’altra società partecipata dallo Stato. Con questi accessi abusivi sarebbe stato possibile visualizzare le offerte trasmesse dalle imprese partecipanti ad alcune gare d’appalto e comunicarle alla società coinvolta favorendola con informazioni che potesserlo portarla ad aggiudicarsi gli appalti.

I finanzieri hanno, inoltre, accertato compensazioni di crediti falsi per un importo complessivo pari a 3.861.462,40 di euro e l’omessa dichiarazione, da parte di due società, riconducibili agli indagati, di circa 400mila euro di Iva dovuta. 

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