La cocaina della 'ndrangheta passa da Malpensa, arrestati tre novaresi

Nell'ambito della maxi operazione della guardia di finanza sono finite in manette in tutto 19 persone

I controlli della finanza a Malpensa

Fiumi di droga dal Sudamerica: via mare e dal cielo. La base dell'organizzazione era a Roma, ma la droga entrava Italia dal porto di Cagliari e dall'aeroporto di Malpensa.

E proprio nello scalo a pochi chilometri da Novara l'organizzazione criminale poteva contare su quattro dipendenti infedeli che avrebbero lasciato entrare le sostanze nascoste negli "ake", i container con le vettovaglie per i viaggiatori. Stupefacenti che, secondo gli investigatori, erano destinati alla 'ndrangheta e alla cosca Alvaro Sinopoli di Reggio Calabria. L'epilogo è di diciannove arresti, tra cui tre novaresi. È il risultato dell'operazione "La Romana-Firaman" messa a segno dalla guardia di finanza e dalle polizia di Stato che hanno smantellato una presunta organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. La notizia è stata diramata con una nota congiunta di finanza e polizia.

Video| Ecco come i dipendenti infedeli facevano entrare la cocaina

Le indagini

L'operazione è iniziata il 26 novembre 2013 quando nel porto di Cagliari era stato sequestrato un carico di 252 chili di cocaina, bianca nascosta in un container partito dal porto domenicano di Caucedo. Un sequestro monstre, non l'unico nel 2013: le autorità domenicane sequestrarono 53 chili di coca in partenza dall'aeroporto internazionale de la Romana e diretto allo scalo di Malpensa. I destinatari di questi due carichi, secondo quanto riportato in una nota delle fiamme gialle, sarebbero  Mauro De Bernardinis, Fabrizio Bianco e Claudio Chigarelli.

Stringendo il cerchio attorno a loro i finanzieri sequestrarono altri 76 chili di cocaina a Malpensa. Il carico era nascosto in un aereo partito da La Romana e atterrato nello scalo alle porte di Milano. Non solo, incrociando i risultati delle indagini delle fiamme gialle di Roma, Catanzaro e della Dda di Reggio Calabria, sarebbe emerso che il carico fosse in parte destinato a Vincenzo Alvaro, Francesco Forgione, Angelo Romeo e Davide Maria Boncompagni, "contigui alla potente cosca di 'ndrangheta degli Alvaro di Sinopoli e in contatto con il broker romano De Bernardis", precisano i militari.

Focalizzando le indagini su De Bernardis gli inquirenti avrebbero scoperto come lui stesso, attraverso due cittadini domnicani residenti a Rovigo, avesse intavolato trattative sull'asse Santo Domingo-Italia. Una operazione permessa anche grazie a un ufficiale infedele della Policia Nacional (Santos Medina Damilia).

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A Malpensa

Dalle indagini del gruppo investigativo sulla criminalità organizzata e della squadra mobile sarebbe emerso che De Berbardis era il garante "dell'uscita sicura" dei carichi. Nello specifico a Malpensa sarebbe stato aiutato da quattro dipendenti, tre dei quali residenti a Varallo Pombia. Secondo quanto riportato in una nota delle fiamme gialle avrebbero ritirato i narcotici nascosti negli "ake", i contenitori con le vettovaglie.

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