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Cronaca

Frode fiscale, una ditta di Novara implicata nella "truffa dell'asfalto"

I profitti illeciti stimati sono di oltre 9 milioni di euro

C'è una truffa che si sta propagando a macchia d'olio sul territorio italiano, è la "truffa dell'asfalto".

É un meccanismo criminale che truffa sia i committenti che il fisco, proponendo da una parte un lavoro di asfaltatura, che solo in seguito si rivela non realizzato a regola d'arte, e dall'altro con il mancato versamento delle tasse relative alle fatture emesse, in questo caso per un importo di 9 milioni di euro.

I responsabili sono stati individuati grazie alle indagini, condotte sotto la direzione della Procura della Repubblica del Tribunale di Bolzano ed eseguite dai finanzieri della Compagnia di Merano, che sono iniziate nel febbraio del 2023 e hanno permesso di scoprire l'operatività del gruppo criminale trans-nazionale, composto prevalentemente da cittadini britannici e irlandesi e diretto da un italiano, già gravato da precedenti, dedito alle cosiddette "truffe dell’asfalto".

Dalle prime ore di questa mattina, lunedì 27 maggio, infatti, i finanzieri del comando provinciale di Bolzano, con la collaborazione di altri reparti del Corpo delle province di Roma, Ancona, Grosseto, Novara, Padova e Milano, stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 9 persone, indiziate dei reati di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, al riciclaggio e all’auto riciclaggio.

Tra questi 9 uno è il titolare di una ditta individuale domiciliata a Novara. Anche in provincia di Novara, infatti, sono state presentate diverse denunce da privati o aziende che avevano accettato l'allettante offerta di asfaltatura dei propri parcheggi piuttosto che di vie private a prezzi molto vantaggiosi.

Come funziona il meccanismo della "truffa dell'asfalto"

Il gruppo criminale metteva in atto "la truffa dell'asfalto" presentandosi presso abitazioni e aziende per offrire, a bassissimo costo, lavori di asfaltatura di piazzali, strade private e aree parcheggio.

Per giustificare il prezzo altamente concorrenziale, gli indagati, descritti dalle numerose vittime come persone dall’aspetto distinto e con uno spiccato accento anglosassone, affermavano di aver appena ultimato analoghi lavori di posa del catrame in cantieri situati nelle immediate vicinanze dell’impresa o dell’abitazione di turno, spesso in esecuzione di appalti banditi da enti locali e di avere, quindi, l’immediata disponibilità di maestranze e di materiale che, diversamente, avrebbero dovuto smaltire, perché eccedente quello utilizzato per i lavori appena ultimati.

Le numerose vittime, allettate dalla vantaggiosa offerta ed ingannate dalla circostanza che in prossimità della loro attività erano spesso effettivamente in corso dei lavori pubblici (tuttavia affidati a ditte assolutamente estranee alla truffa) hanno dato il via libera all’esecuzione dell’asfaltatura, anche accettando, contrariamente ad ogni prassi commerciale, di pagare il prezzo concordato in anticipo o immediatamente dopo l’avvenuta posa del bitume.
Concluso l’accordo e ottenuto il pagamento, i referenti del gruppo criminale davano il via libera agli operai, che intervenivano presso il committente ed eseguivano, in tutta fretta e spesso nell’arco di poche ore, i lavori.

Gli investigatori della guardia di finanza hanno scoperto anche che in alcune circostanze gli indagati hanno eseguito lavori ulteriori rispetto a quelli concordati, per applicare un sovrapprezzo rispetto all'importo pattuito inizialmente, pretendendo il pagamento dietro la minaccia di azioni legali. Le vittime quindi, davanti alla prospettiva di un contanzionso legale, si sono rassegnate a pagare le ulteriori somme richieste.

Nel giro di pochi giorni i committenti si rendevano conto di essere stati truffati poichè l’asfalto posato, di bassa qualità, si sgretolava ma nel frattempo la banda aveva già fatto perdere le proprie tracce impedendo quindi qualsiasi possibilità di contestare le opere eseguite ed il recupero degli importi pagati.

Per impedire qualsiasi tentativo di richiesta di risarcimento, gli indagati hanno creato, in soli tre anni,  nove differenti ditte individuali "apri e chiudi", una quella di Novara, cui, di volta in volta, sono stati ricondotti i contratti stipulati, le fatture ed i rapporti di conto corrente sui quali venivano eseguiti i pagamenti.

Tutte le ditte individuali hanno sistematicamente omesso  l’adempimento degli obblighi di dichiarazione, circostanza che ha consentito al sodalizio criminale di incamerare profitti illeciti stimati in oltre 9 milioni di euro sistematicamente veicolati su conti correnti esteri, in relazione ai quali l’autorità giudiziaria ha emesso un provvedimento di sequestro, cui le fiamme gialle stanno dando esecuzione.

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