Cronaca

Gare truccate e corruzione negli ospedali piemontesi, l'operazione della finanza arriva anche a Novara

Nel mirino delle Fiamme Gialle di Torino, anche una gara d'appalto bandita dall'ospedale Maggiore

Foto di repertorio

Corruzione, turbativa d'asta e frode nelle pubbliche forniture nelle Asl e negli ospedali piemontesi. Con l'operazione "Molosso" la Guardia di finanza di Torino ha eseguito, a seguito dell'analisi del materiale probatorio sequestrato durante una serie di perquisizioni effettuate nei mesi scorsi che hanno interessato anche il novarese, 15 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di dipendenti pubblici, commissari di gara e agenti e rappresentanti di alcune imprese.

Nel mirino delle Fiamme Gialle sono finite tre gare d'appalto, tra cui una bandita dall'ospedale Maggiore di Novara, per la fornitura di distributori di "divise e giacche in Tnt", "per la quale è stato acclarato - hanno spiegato i finanzieri - che alcuni incaricati ed agenti di un’impresa veneta hanno sistematicamente fornito puntuali istruzioni ad un dipendente pubblico della predetta struttura, al fine di sospendere la gara d’appalto e di redigere un nuovo capitolato conformemente alle "richieste" ricevute.

Le altre due gare finite nel mirino della finanza sono state bandite: dall'Asl To4 Città di Torino, per la fornitura di camici chirurgici sterili monouso, "in cui è stato accertato che alcuni membri della commissione della gara d’appalto hanno favorito un’impresa modificando il capitolato di gara ed attribuendole punteggi elevati, in cambio di oggetti preziosi"; dalle Asl di Asti e di Alessandria, e dall’Azienda ospedaliera SS Antonio e Biagio e C. Arrigo di Alessandria, per la fornitura di prodotti ed apparecchiature chemioterapiche, "per la quale è emerso che diversi agenti ed incaricati di un’impresa modenese hanno consegnato, ad un membro della commissione della gara d’appalto, a seguito dell’aggiudicazione di un lotto per la fornitura di beni del valore di quasi un milione di euro, orecchini in oro rosa e topazi azzurri".

Il valore complessivo delle gare d’appalto oggetto di turbativa ammonta a circa 3.5 milioni di euro.

Le indagini, durate quasi un anno, hanno preso il via a seguito dell’accertamento di un ammanco, presso l’Azienda ospedaliera universitaria "Città della Salute e della Scienza di Torino", per un valore di circa 300mila euro, di un costoso prodotto farmaceutico, denominato "Bon Alive" (sostituto osseo), causato dalla condotta truffaldina di un’incaricata di un’impresa torinese che si avvaleva della "collaborazione" di un dipendente infedele, il quale falsificava documentazione amministrativa in cambio di generose tangenti. In particolare, il collaboratore amministrativo modificava le "richieste d’ordine" al Provveditorato/Economato del Centro traumatologico ortopedico (articolazione deputata ai pagamenti), apponendo firme false di altri infermieri, per il reintegro delle giacenze del prodotto medicale che, pur risultando essere stato pagato dal Centro traumatologico ortopedico, non veniva utilizzato nelle sale operatorie né, tantomeno, risultava stoccato nel relativo magazzino. L’analisi dei documenti acquisiti e le evidenze emerse a seguito di indagini tecniche hanno consentito di acclarare che il dipendente pubblico, dopo aver ricevuto il prodotto ordinato, successivamente provvedeva a riconsegnarlo alla rappresentante dell’azienda che lo aveva fornito.   

Le ulteriori indagini delle Fiamme Gialle hanno quindi consentito di svelare numerose condotte illecite poste in essere, nell’ambito di alcune gare d’appalto, da agenti e rappresentanti d’impresa e da componenti delle commissioni nominati da alcune Asl. In questo contesto, è emerso un collaudato ed articolato sistema di interazioni fra soggetti privati e commissari di gara, ricostruito anche grazie alle attività di intercettazione telefonica e di pedinamento, finalizzato a truccare le gare d’appalto attraverso la modifica dei relativi capitolati, l’attribuzione di punteggi di favore e la rivelazione di informazioni riservate.

Nel corso dell’operazione i finanzieri hanno anche sequestrato disponibilità finanziarie e beni per quasi 300mila euro, riconducibili al profitto degli illeciti penali commessi.

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