In carcere in Iran dal 2016, l'appello: "Liberatelo, il virus per lui potrebbe essere fatale"

L'uomo è in carcere dall'aprile 2016 e le sue condizioni di salute sono critiche

Ahmadreza Djalali

Un’unica voce per fare lo stesso appello. L’intero consiglio provinciale ha aderito alla proposta avanzata dalla minoranza Pd: chiedere la scarcerazione di Ahmadreza Djalali, il ricercatore iraniano esperto di Medicina dei disastri e assistenza umanitaria all’Upo, in carcere in Iran da aprile 2016.

La paura più grande è che il ricercatore qualora dovesse rimanere vittima del Coronavirus, nelle condizioni di salute in cui si trova (pesa circa 51 kg) non avrebbe grandi possibili di sopravvivere.

“La preoccupazione che si possa diffondere il virus nelle carceri iraniane è alta, le condizioni di detenzione sono al di sotto degli standard internazionali, ci sono sovraffollamento, scarsa ventilazione, acqua calda limitata durante la stagione invernale, cibo inadeguato, letti insufficienti e infestazioni di insetti, - hanno detto in consiglio provinciale i consiglieri Milù Allegra, Matteo Besozzi e Marco Uboldi - sebbene la magistratura iraniana abbia fatto una serie di annunci su come intende prevenire la diffusione del Covid-19 nelle carceri, compresi i piani per il rilascio temporaneo di migliaia di persone, il pagamento della cauzione e concedere la grazia a determinati tipi di detenuti, centinaia di prigionieri di coscienza rimangono incarcerati”.

Da Amnesty International

Ahmadreza Djalali è stato condannato in via definitiva a morte da un tribunale iraniano con l’accusa di “spionaggio”, dopo essere stato arrestato dai servizi segreti mentre si trovava in Iran per partecipare a una serie di seminari nelle università di Teheran e Shiraz.

“Ahmad ha urgente bisogno di cure mediche specialistiche, - dicono da Amnesty Internatioan l -Nell’ultimo anno tre diversi esami del sangue hanno indicato che ha un numero basso di globuli bianchi. Un medico che lo ha visitato in carcere all’inizio del 2019 ha detto che deve essere visto da medici specializzati in Ematologia e Oncologia in un ospedale fuori dal carcere. Dal suo arresto il 26 aprile 2016, ha perso 24 kg e ora pesa 51 kg. La moglie di Ahmadreza ha espresso forte preoccupazione viste le precarie condizioni di salute del marito in questa fase di emergenza sanitaria in Iran a causa della diffusione del Covid-19. Se Ahmad dovesse contrarre il virus non avrebbe grosse possibilità di salvarsi. Al contrario, l’esperienza di Ahmad, esperto riconosciuto a livello internazionale, potrebbe essere preziosa nella lotta contro la pandemia. Ahmad deve essere rilasciato subito, le accuse contro di lui sono infondate!”.

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