Bimbi sinti a scuola: si o no? "Non è razzismo ma logistica"

C'è ancora fermento in paese per la questione legata alla frequenza della scuola da parte dei bimbi sinti. Gli amministratori assicurano: "Non è un problema di razzismo ma logistico"

Landiona, piccolo paese della bassa novarese, venuto alla ribalta mediatica per la questione dei bimbi italiani ritirati dalla scuola, non ci sta a passare agli occhi della nazione come un paese "razzista". A pochi gioni dall'inizio delle scuole, giorno in cui è scoppiato il caso, il paese assicura che dietro alla questione non c'è un discorso di razzismo.

Francesco Cavagnino, consigliere di minoranza del comune, pone le radici dello scontro negli anni addietro: "la questione è annosa, risale ad almeno tre legislature fa. Anni fa dunque la comunità di Sinti salvò, con la frequenza delle scuole da parte dei figli, la quasi certa chiusura della scuola. All'epoca - racconta Cavagnino - qualcuno addirittura andò nei campi dove era raggruppata la comunità per far si che i loro figlie frequentassero le scuole".

Il sindaco di Landiona, Marzia Vicenzi, ribadisce che: "non c'è nessun problema di razzismo. L'anno scorso ci siamo accorti che i numeri degli studenti che frequentavano la nostra scuola scendevano sempre più.  I tagli e il ridimensionamento dei servizi - spiega - hanno fatto si che le famiglie pensassero che la scuola stesse per chiudere i battenti alimentando un processo di trasferimento dei propri figli, da parte delle famiglie italiane, negli istituti scolastici dei comuni immediatamente confinanti. In vista di ciò - spiega la Vicenzi - si era  ipotizzato di fare l'accorpamento dei plessi scolastici. Landiona aveva risposto compatta con una riserva però: far frequentare le scuole a chi fosse effettivamente residente. Le domande di dieci - dodici bambini erano state accolte. Su una ipotesi di complessivi 40 bambini frequentanti non vi era spazio ed ecco anche perchè le famiglie avevano ipotizzato di spostare i propri bimbi nei plessi dei paesi vicini. Sono la prima - ribadisce la prima cittadina di Landiona - a sostenere l'integrazione: fa bene e arricchisce, con i giusti modi, l'educazione e la crescita dei bimbi. L'integrazione non deve essere mai oggetto però di strumentalizzazione sia per le famiglie che per gli stessi bimbi".

Le famiglie di Sinti, dal canto loro, assicurano: "Abbiamo sempre mandato a scuola i nostri figli e loro stessi ci sono sempre andati con piacere. Se lo scorso anno - spiega una mamma - hanno smesso di frequentare, per un breve periodo la scuola è stato solo perchè girava la paura di un contaggio di pidocchi. Alla salute dei nostri - fa eco un'altra mamma sinti - ci teniamo ed è per questo che abbiamo deciso di lasciare i nostri figli qualche giorno a casa da scuola".

La scuola rimanda al mittente le accuse di razzismo: "Il problema della frequenza delle lezioni è legato a problemi logistici e ai servizi che offriamo. Qui c'è la possibilità di un corso non a tempo pieno, corso scelto dalle famiglie "italiane" per dare la possibilità ai figli di affiancare nel pomeriggio l'attività di studio ad attività extrascolastiche".

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Quale futuro per la scuola, dunque? "Se la scuola venisse frequentata - spiega il sindaco di Landiona - da tutti i 28 alunni iscritti certamente non chiuderebbe e non ci sarebbero problemi. Nessuno vuole togliere il diritto allo studio a nessuno. Personalmente ho il dubbio che si riesca a far frequentare una classe regolarmente a 28 bambini. La questione è spinosa: bisogna avere il coraggio di dire le cose come stanno".

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