Mercoledì, 17 Luglio 2024
Cronaca

Migranti in arrivo: dal Vescovo un appello all'accoglienza

Mons. Franco Giulio Brambilla invita la Diocesi di Novara ad accogliere i cittadini stranieri richiedenti asilo e lancia una proposta: l'"adozione del migrante"

"Accogliamoli". E' questo l'appello che il Vescovo di Novara rivolge all'intera Diocesi, per invitare tutti all'accoglienza dei migranti richiedenti asilo in arrivo, o già presenti, nel territorio.

Un appello lanciato attraverso una lettera, che riprende quella inviata la scorsa settimana dal direttore della Caritas don Dino Campiotti, e assunta pienamente da Monsignor Franco Giulio Brambilla.

Nel suo appello, indirizzato a tutta la comunità diocesana, il Vescovo scende anche in una proposta di metodo e di merito: "L’accoglienza - scrive Monsignor Brambilla - deve diventare non un gesto pietistico, ma responsabilizzante, che coinvolge tutte le nostre comunità, le energie dal basso, le risorse dei gruppi, deve smuovere le parrocchie e chiedere ai migranti non solo di ricevere, ma anche di dare una risposta responsabile e attiva. Non vanno parcheggiati, ma messi in condizione di rendersi gradualmente autonomi".

"Va detto subito con chiarezza - sottolinea il Vescovo nella sua lettera - che il problema dell’accoglienza è questione dell’Europa e speriamo che il semestre italiano di Presidenza scuota le coscienze e smuova le iniziative perché si dia una risposta concertata da parte di tutti i Paesi europei, anche di quelli che sono geograficamente e, quindi anche psicologicamente, lontani dal fronte meridionale del nostro continente. D'altra parte, la geografia della nostra penisola appare disegnata come un ponte gettato nel Mediterraneo, con la scialuppa di salvataggio che è l’isola di Lampedusa. ".

Tra le possibili strategie indicate dal Vescovo, c'è quella fatta dal direttore della Caritas: "l'adozione del migrante - spiega Mons. Brambilla - da parte delle comunità, che si impegnano non solo a trovare una collocazione abitativa, ma anche ad offrire opportunità lavorative sia pure provvisorie (in attesa dell’eventuale riconoscimento dello stato giuridico). Si tratta, pertanto, di coinvolgere famiglie, associazioni, gruppi di volontariato, istituti religiosi... nella ricerca di soluzioni, promuovendo e implementando una cultura dell’ospitalità".

"Il nostro aiuto - si legge infine nella missiva - soprattutto per la posizione geografica del nostro paese, sarà soprattutto di primo intervento e di risposta urgente. Bisogna uscire, però, da una mentalità emergenziale e, nel contempo, chiedere alle autorità competenti che si attivino protocolli e processi che siano non tampone, ma propongano processi consolidati e sufficientemente elastici, per non disperdere risorse, ma rendere veramente fruttuosa l’accoglienza in un periodo non facile anche per il lavoro e le famiglie del nostro paese. Ringrazio di cuore coloro che già da molti mesi hanno aperto le loro porte, hanno dato il loro fattivo contributo, sia le istituzioni politiche, sia i gruppi d’ispirazione cristiana, della società civile e del volontariato. La risposta al bisognoso non chiede etichette e non ha nessun colore, per questo tutti devono esprimere la loro gratitudine a coloro che da mesi e anche nei prossimi tempi daranno risorse e fatiche a questa grave emergenza".

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