Attentati a Parigi, il Sap: "Contro il terrorismo serve una polizia professionale"

Secondo il segretario provinciale del Sindacato autonomo di polizia "Fa male, oggi, nel 2015, rendersi conto che i poliziotti sono impreparati"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di NovaraToday

Le tragedie, soprattutto quelle che proiettano in un abisso orrendo e distorto, annichiliscono chi le osserva. Ma se il comune cittadino viene colpito dalla paura, dall’incertezza e dall’irrazionalità, il poliziotto coglie nella tragedia la malvagia concatenazione dei dettagli: il rumore degli spari; i corpi inerti a terra; le sirene che risuonano in lontananza quando ormai non servono più. Sono tutti particolari che il poliziotto ha già vissuto, e la televisione che li assembla riporta alla sua mente le tragedie, grandi o piccole, che il servizio gli ha forzatamente proposto nel corso degli anni.

A differenza del normale cittadino, il poliziotto è abituato ad agire anche nei momenti più oscuri; è il suo compito e il suo destino. E il terrorismo, nelle sue manifestazioni più deprecabili dell’inutile esibizione, sono purtroppo una fardello per ogni poliziotto. Gli uffici investigativi, l’intelligence, le forze speciali, lavoreranno dopo; ma quando la follia e l’ignoranza colpiscono all’improvviso, ogni agente disponibile è chiamato a lottare contro il terrore.

E allora fa male, oggi, nel 2015, rendersi conto che i poliziotti sono impreparati. Proprio come quando, cinquant’anni fa, il terrorismo politico si affacciava in una società di contadini e operai. Allora l’Italia scoprì che i tempi di Totò in fuga da Aldo Fabrizi erano finiti e che la crudeltà aveva soppiantato il nostro piccolo mondo antico, costruito sul rispetto per l’altro, sull’empatia per gli esseri umani, su quello che ci aveva resi famosi nel mondo come "Italiani brava gente". Alla fine degli anni ’60 un esercito di poliziotti raccattati nelle periferie dell’impero, male istruiti e male addestrati, aveva dovuto inventare da zero un modo per contrastare terroristi formati, equipaggiati e sovvenzionati come mai era successo prima. Ancora oggi le capacità militari del commando che assaltò la scorta di Aldo Moro sono oggetto di analisi e discussione.

E oggi di nuovo i poliziotti si trovano in difficoltà: equipaggiamenti obsoleti, mancanza cronica di aggiornamento e formazione, inconvenienti logistici quotidiani. La situazione è tragica: la maggior parte dei poliziotti si può esercitare con la pistola una o due volte l’anno, quando va bene. Nessun poliziotto ha mai sparato a un bersaglio in movimento. Il Sindacato autonomo di polizia da tempo chiede una formazione del personale adeguata alle nuove sfide e l’aggiornamento degli agenti riguardo alle moderne tecniche operative. Da mesi insiste per ottenere l’adeguamento del materiale in uso ai poliziotti. Le armi in dotazione ad esempio sono tutte in calibro 9 Parabellum, nome latino tanto altisonante e osannato dai dilettanti, quanto obsoleto e ormai abbandonato da tutte le unità più avanzate del mondo. Non trapassa i giubbotti antiproiettile dei terroristi (loro sì che possono permetterseli!) ma in compenso rimbalza allegramente sulle pareti rischiando di ferire i passanti; del resto si tratta di una munizione progettata nel 1901 e parliamo di 114 anni fa.

A febbraio il Sap ha organizzato al Senato un convegno per sensibilizzare le forze politiche sulla necessità di un addestramento antiterrorismo. A marzo, anche qui a Novara, siamo scesi in strada per "rubare" il posto ai lavavetri, con lo scopo di "raccogliere" provocatoriamente i soldi necessari per tale addestramento: 6 milioni di euro, quando le pulizie della sola Camera dei Deputati costano 7 milioni di euro all’anno. 

Ma come si può garantire il funzionamento di una struttura di polizia, quando mancano all’organico 14.000 Ispettori e 9.000 Sovrintendenti? Quando a causa del blocco delle assunzioni il personale operativo ha ormai un’età media che è il doppio di quella dei terroristi che deve fronteggiare? Di fronte alle proteste del Sap il Governo ha annunciato l’assunzione di 2.500 agenti. Peccato che siano imminenti 5.000 pensionamenti: l’ennesima propaganda elettorale. Ora il Sap ha chiesto un incontro urgente col Governo per spezzare l’indifferenza mostrata verso le donne e gli uomini in divisa, perché quell’indifferenza non colpisce solo noi, ma arriva diretta fino alla sicurezza di tutti i cittadini. Si dice che in Italia ci sono troppe leggi, e fatte male.

Ma è inquietante pensare che oggi la polizia può fermare una persona e chiederle di esibire un documento, solo perché è stato emanato un Decreto Legge d’urgenza cinque giorni dopo il rapimento di Aldo Moro, un Decreto vigente ancora oggi. E mentre il mondo cambia, per i vertici della polizia le priorità restano sempre le stesse: le partite di calcio e le manifestazioni politiche. Ma i terroristi di oggi, votati al martirio, sono un problema enorme perfino per le forze di polizia più addestrate. Figuriamoci per noi... Il Dipartimento di Pubblica Sicurezza, come risposta alle recenti emergenze, ha risposto col più classico dei metodi "all’italiana": la creazione di un nuovo ufficio; pochi uomini, nelle grandi città, con orari da ufficio postale. Mentre il personale delle Volanti viene ancora mandato allo sbando.

Ma di fronte all’inerzia dei vertici della politica e della polizia il Sap non può far altro che alzare la mano, di nuovo, e dire la sua; sensibilizzare i cittadini, richiedere l’intervento delle forze politiche e piangere per le vittime innocenti di questa assurdità. Perche in questo anche i poliziotti sono proprio come tutti gli altri cittadini: semplicemente impotenti.

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