Polizia, sciopero della fame per il segretario novarese del Sap Michele Frisia

La protesta per dimostrare la propria vicinanza al collega Gianni Tonelli, segretario generale del Sap, che da 13 giorni ha intrapreso uno sciopero della fame per manifestare contro la sospesione dal servizio di un agente e per denunciare i problemi della polizia a Novara

Da lunedì il segretario del Sap di Novara Michele Frisia ha iniziato uno sciopero della fame per manifestare la propria vicinanza al collega Gianni Tonelli, segretario generale del Sap, che da 13 giorni ha intrapreso uno sciopero della fame per protestare contro la sospesione dal servizio di un agente che aveva denunciato in televisione le condizioni di insicurezza in cui lavora la polizia.

"Come ho già avuto modo di evidenziare - ha spiegato Frisia, che andrà avanti con il suo sciopero per tutta la durate del Congresso generale - questi sono tempi bui per l’attività sindacale nella polizia di Stato. Un collega di Roma è stato indagato e sospeso perché ha mostrato il reale stato del nostro equipaggiamento. Gianni Tonelli ha subito un procedimento disciplinare per aver indossato una maglietta da lui acquistata privatamente. E il personale del Corpo Forestale dello Stato si vedrà a breve annullati tutti i diritti sindacali. Come vi sentireste voi se, arbitrariamente, qualcuno decidesse che siete diventati militari e che (per esempio) dovete obbedire al Codice Penale Militare di Pace?. Ma il Sap non è rimasto immobile e, tra l’altro, ha denunciato alla Procura della Repubblica il capo della polizia e il questore di Roma per falso".

E anche a Novara i problemi si fanno sentire: "Esiste infatti una mensa (la legge le chiama 'mense obbligatorie di servizio') - ha aggiunto Frisia - che permette al personale obbligato a prolungare l’orario di mangiare qualcosa di caldo. Accade infatti quotidianamente ad esempio che una Volante arresti un criminale o fermi un ricercato e non si può pensare che ogni volta il personale debba saltare il pranzo o la cena. Peccato che la mensa di servizio a volte sia chiusa. E come fare allora? La soluzione è semplice: stipulare convenzioni con i ristoranti della città, per garantire un pasto al personale. Ma per il 2016 l’unico ristorante che ha accettato la convenzione ha proposto come unico possibile menù, letteralmente: 'penne al pomodoro o ragù'. E basta. Oppure 'pizza margherita, al prosciutto o Napoli'. Niente acqua. Niente carne, frittata o secondo. Niente verdura. Niente frutta".

"Ma il motivo per una proposta così povera e scarna è facile da capire - ha spiegatpo Frisia - infatti l’amministrazione paga, per il pranzo di un poliziotto, solamente 4,65 euro. Con questi tempi di crisi come possiamo dar torto a un ristoratore che, a fronte di un pagamento così irrisorio (e oltretutto dilazionato mesi e mesi nel futuro), perde la possibilità di accogliere un cliente pagante?".

Anche in questo caso, il Sindacato autonomo di polizia è subito intervenuto con forza, e pare che la mensa di servizio resterà aperta tutta la settimana a pranzo e cena.

"Ma mi chiedo - ha concluso Frisia - è sempre il Sap che, ogni volta, che deve far notare allo Stato quanto poca considerazione abbia dei suoi poliziotti? Nonostante tutti i sacrifici che vengono loro richiesti, nonostante il rischio fisico e giuridico a cui sono esposti, nonostante la distanza dalla propria famiglia che gli viene richiesta".

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