Settimana corta a scuola: la rivolta degli studenti novaresi

E' protesta tra i ragazzi, che parlano di "demolizione" degli studenti, mentre il dirigente scolastico del liceo "Carlo Alberto" ha ipotizzato un ricorso al Tar contro il cambiamento d'orario

Settimana corta a scuola: è protesta tra i ragazzi, che parlano di "demolizione" degli studenti, mentre il dirigente scolastico del liceo "Carlo Alberto" ha ipotizzato un ricorso al Tar contro il cambiamento d’orario. Mercoledì 4 settembre la spada di Damocle della "spending review" è calata sulla scuola: l’amministrazione provinciale ha comunicato ai dirigenti scolastici degli istituti superiori secondari che la sua proposta, di eliminare il trasporto scolastico del sabato e spegnere il riscaldamento nelle scuole, in cui è finanziato dall’ente provinciale, sempre al sabato, diverrà realtà.

Gli istituti dovranno disegnare un nuovo orario scolastico che si articolerà dal lunedì al venerdì, con un numero maggiore di ore quotidiane, per sopperire alla mancanza delle lezioni del sabato. La questione aveva già suscitato malumore non appena paventata: a luglio i sindacati, erano intervenuti con una manifestazione di fronte a palazzo Natta, sede della Provincia. E la consigliera provinciale del Pd Milù Allegra aveva chiesto di rivedere il punto cercando altre soluzioni per la copertura a bilancio dei capitoli relativi al funzionamento dei servizi scolastici.

Ora, ad insorgere pubblicamente sono anche gli studenti. Il rappresentante d’istituto del liceo scientifico "Alessandro Antonelli" di Novara, Angelo Ficarra, parla a nome degli alunni dell’istituto novarese, che intendono fare sentire la propria voce al riguardo. Ficarra riporta i disagi che il programma della Provincia arrecherà a lui ed ai suoi compagni: "Non è vero che, siccome il numero di ore rimarrà lo stesso di prima, la didattica non ci rimetterà; la distribuzione delle ore di lezione, ai fini della loro efficacia, va tenuta in considerazione: avere 7 ore di lezione al giorno significa avere una parte del pomeriggio impegnato a scuola. Gli studenti che abitano a Novara torneranno a casa verso le 15.30 mentre gli altri, che risiedono in Provincia, facendo un calcolo in base agli orari del trasporto pubblico, arriveranno a casa intorno alle 17. Il risultato sarà che gli studenti avranno molto meno tempo a loro disposizione da dedicare allo studio ed ai compiti a casa".

Anche la questione "pranzo" è problematica per Ficarra: "La 'settimana corta' influirà negativamente sull’alimentazione dei giovani: è stata prevista un’estensione dell’orario scolastico ma non una mensa. Mangeremo un panino a scuola prima di riprendere le lezioni al pomeriggio o faremo più pause durante la mattina? Questi restano tutti problemi aperti. L’inizio delle scuole è alle porte e vorremmo sapere come organizzarci".

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Ad illustrare la compromissione della didattica che il nuovo orario comporterà, pure un preside, Paolo Fratta, del liceo classico e linguistico "Carlo Alberto" di Novara: "La fascia pomeridiana è fondamentale che sia dedicata all’approfondimento ed allo studio", dice. Fratta annuncia anche che il suo liceo continuerà a fare il sabato: "Il collegio docenti ha votato all’unanimità di continuare a mantenere l’orario su 6 giorni - riporta Fratta -. La decisione è stata concordata anche con i rappresentanti delle famiglie degli studenti". Il dirigente del "Carlo Alberto" annuncia che l’istituto si sta già muovendo per contrastare la scelta provinciale: "Nel prossimo consiglio d’istituto valuteremo se presentare ricorso al Tribunale amministrativo regionale oppure, come atto estremo, pagarci noi il riscaldamento". I dirigenti degli altri istituti, riporta Fratta, hanno invece affermato che si allineeranno alla scelta della Provincia e modificheranno, alla vigilia dell’inizio della scolastico, l’orario.

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