Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca

Spaccio nei boschi tra Piemonte e Lombardia: in manette 24 persone, arresti anche nel novarese

Operazione della polizia di Varese, che ha coinvolto anche la provincia di Novara. Tra i reati per cui sono indagati gli arrestati, anche quello di tortura con uccisione

Ha coinvolto anche il novarese l'operazione della polizia di Varese che nella mattinata di oggi, martedì 27 giugno, ha portato all'esecuzione di 26 misure cautelari (di cui 24 in carcere) in Lombardia e Piemonte, nei confronti di un gruppo di persone indagate a vario titolo per i reati  di tortura con uccisione, tentata estorsione, rapina, detenzione di armi e reati in materia di stupefacenti, in particolare spaccio nelle zone boschive in numerosi punti dislocati tra Lombardia e Piemonte, tra cui i boschi del Ticino tra provincia di Novara e Varese.

Gli arresti sono stati eseguiti in Lombardia nelle province di Milano, Lodi, Pavia e Cremona, ed anche nelle province di Novara e Piacenza. Parte dei soggetti destinatari delle misure cautelari - irregolari in Italia e senza fissa dimora - è risultata irreperibile. Un arresto è stato eseguito in Germania dalle autorità di polizia di quel Paese.

Le indagini che hanno portato all'operazione conclusa oggi dalla Squadra mobile di Varese hanno preso il via nel maggio dello scorso anno, con il ritrovamento del cadavere di un uomo privo di documenti, di probabile origine nord-africana, abbandonato seminudo in una piazzola di sosta a bordo strada della Statale 336 a Lonate Pozzolo (Varese), con evidenti segni di violenza subita.

Gli elementi raccolti dagli agenti hanno consentito di comprendere che l'uomo ucciso, poi identificato come un ragazzo di 24 anni marocchino, aveva fatto parte di un gruppo di spacciatori marocchini comandato da due fratelli "proprietari" di diverse piazze di spaccio situate in zone boschive delle province di Milano, Varese, Novara, Pavia e Lodi.

Secondo quanto ricostruito dalla polizia, il movente della tortura a cui ha fatto seguito la morte del ragazzo sarebbe stato il furto di droga e soldi per un valore di circa 30mila euro, che il 24enne aveva compiuto qualche settimana prima nei confronti del gruppo di cui faceva parte, e per il quale lavorava con un complice in una zona boschiva posta a cavallo dei comuni di Pombia, Oleggio e Marano Ticino.

Con la droga rubata, il 24enne avrebbe cercato di aprire una sua "piazza di spaccio" in provincia di Varese, ma il gruppo se ne sarebbe accorto e avrebbe deciso di fargliela pagare. Il 24enne sarebbe quindi stato convocato dall'ex "capo" e condotto nel bosco in cui aveva rubato la droga: lì ad attenderli c'erano altri componenti del gruppo, che si sarebbero scagliati contro il giovane, malmenandolo e torturandolo, fino a provocarne la morte. Il suo corpo sarebbe stato poi trasportato nottetempo dal bosco in cui era stato ucciso alla piazzola di sosta in cui è stato trovato la mattina successiva.

Dalle indagini è inoltre emerso che durante l'agguato al 24enne, la compagna del capo del gruppo avrebbe chiamato il padre del giovane (residente in Spagna) riferendogli quello che stava accadendo e chiedendo il pagamento della cifra che il ragazzo aveva rubato, ma il 24enne non è sopravvissuto alla tortura.

Nella disponibilità del gruppo criminale, poi, vi sarebbero state anche armi, sia bianche (ad esempio machete), sia da fuoco (fucili e pistole), anch'esse occultate nei boschi di spaccio e utilizzate per rappresaglie e in caso di contrasti con gruppi rivali.

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