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Giovedì, 30 Maggio 2024
Cronaca

Dall'università di Novara, una ricerca sulle allergie da ambrosia

Il professor Giovanni Appendino ha coordinato il primo studio sistematico sulla pianta. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sullo "European Journal of Organic Chemistry" e subito ripresi alla rivista "Science"

Arriva da Novara il primo studio sistematico sui costituenti dell'ambrosia, pianta responsabile di una delle più gravi forme di allergia da polline.

La ricerca è stata condotta dal Dipartimento di Scienze del Farmaco dell'Università del Piemonte Orientale; a guidarla, il professor Giovanni Appendino, ordinario di Chimica organica. I risultati dello studio sono stati pubblicati sullo "European Journal of Organic Chemistry" e subito ripresi
alla rivista "Science", che ha segnalato il lavoro come "Editor’s Choice".

L'ambrosia è una pianta molto invasiva, originaria del Nord America e oggi diffusa in tutte le zone temperate del mondo. Questa pianta produce in abbondanza un polline irritante e allergenico. Negli ultimi anni la sua diffusione è arrivata a rappresentare un problema crescente in tutto il Piemonte, e in modo particolare nell’area Novarese, dove l’unica soluzione efficace è risultata lo sfalcio della pianta.

Lo studio condotto dai giovani ricercatori della "Amedeo Avogadro" si è concentrato su una "popolazione" di ambrosia raccolta nel quartiere di Sant'Agabio.

"Da essa - spiegano dal Dipartimento di Scienze del Farmaco - è stata caratterizzata una serie di nuovi terpeni, le biomolecole che sono i principali costituenti delle resine di molte piante, a struttura insolita, indentificando anche la presenza di potenti allergeni da contatto".

"L’ambrosia novarese - ha spiegato la dottoressa Federica Pollastro, collaboratrice del professor Appendino - è completamente diversa da quella americana, ed estremamente eterogenea, in quanto campioni raccolti a pochi metri di distanza sono risultati differenti fra loro; alcuni dei composti  isolati sono risultati in grado di attivare un recettore sensoriale infiammatorio (il TRPA1), largamente diffuso nelle vie aeree e implicato nell’induzione di crisi asmatiche e nei danni respiratori degli inquinanti ambientali. In pratica, il polline di ambrosia, oltre a contenere proteine allergeniche, rappresenta anche un vettore per tutta una serie di composti offensivi e irritanti di per sé non volatili, che vi sono contenuti in alta concentrazione".

"I risultati di queste ricerche - ha aggiunto il professor Appendino - gettano nuove basi per la comprensione delle reazioni allergiche e infiammatorie  date dall’ambrosia. Inoltre portano alla ribalta problemi complessi, destinati ad aggravarsi in futuro per diversi motivi: l’aumento della temperatura che stimola la produzione di polline; l’azione degli inquinanti ambientali che ne ha aumentato gli effetti; infine gli sforzi per contenere la diffusione della  pianta che sono sostanzialmente falliti ovunque. La vitalità dei semi di ambrosia, capaci di germinare anche a 40 anni dalla loro diffusione, garantisce, purtroppo, che il problema è destinato a durare a lungo".

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