Giovedì, 13 Maggio 2021
Economia

Chiusura d'anno positiva per l'industria manifatturiera novarese

Tra ottobre e dicembre 2016 crescono produzione e fatturato. I dati della Camera di Commercio di Novara

Il presidente della Camera di Commercio Maurizio Comoli

Chiusura d’anno positiva per l’industria manifatturiera novarese che tra ottobre e dicembre 2016 evidenzia un aumento della produzione, cresciuta del +2,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un incremento anche del fatturato, pari al +1,8%.

Le dinamiche del 2016 hanno visto conseguirsi risultati positivi in tutti i quattro trimestri: considerando l’intero anno la produzione industriale provinciale risulta cresciuta mediamente del +2,3% mentre il fatturato del +1,8%.

La 181esima "Indagine congiunturale sull’industria manifatturiera" vede Novara posizionarsi al terzo posto nella classifica delle performance provinciali piemontesi guidata da Torino (+4,9%) e Cuneo (+2,5%), con risultati positivi per i restanti territori, ad eccezione del Verbano Cusio Ossola, di Vercelli e di Biella, con una media regionale pari al +2,5%. L’indagine ha coinvolto nel Novarese 163 imprese, per un totale di oltre 8.800 addetti ed un fatturato superiore ai 2,6 miliardi di euro.

"Le intonazioni positive espresse dagli imprenditori nelle precedenti previsioni trovano conferma nei risultati concretizzatisi in chiusura d’anno - commenta Maurizio Comoli, presidente della Camera di Commercio di Novara - A livello settoriale persistono ancora delle differenze, ma si intravedono anche miglioramenti e l’andamento di alcuni indicatori, come la domanda interna, appare più stabile. Il futuro, tuttavia  desta ancora preoccupazione e le imprese appaiono più fiduciose solo rispetto ai mercati esteri. Dall’indagine emerge inoltre una ripresa degli investimenti quantomeno in termini di propensione ad investire, dal momento che gli importi appaiono invece più ridotti rispetto al passato. Il sostegno all’imprenditorialità rappresenta dunque un elemento prioritario e per questo l’Ente camerale sta concentrando le proprie risorse in attività formative a favore delle imprese su temi strategici quali la digitalizzazione, l’innovazione e l’apertura verso i mercati esteri".  
 
Il metalmeccanico si conferma il principale sostenitore dell’incremento complessivo della produzione industriale, con una performance pari al +4,3%, che cresce al +7% considerando le sole rubinetterie. Positivi anche i risultati di tutti gli altri settori di attività economica, con l’unica eccezione dell’alimentare che evidenzia un calo produttivo del -2,8%.
 
Più eterogenei i dati tendenziali del fatturato delle imprese manifatturiere: nel confronto con il quarto trimestre 2015 il valore delle vendite è infatti salito del +1,8% a livello complessivo, grazie alla variazione positiva evidenziata dal metalmeccanico, che registra un incremento del +4% (con un aumento superiore per le rubinetterie, pari al +6,1%), e alla buona performance della chimica-gomma-plastica, cresciuta del +3,2%. Scende invece il fatturato dell’alimentare (-2,9%) e del sistema moda (-1,8%). Il focus sul fatturato realizzato verso clienti esteri evidenzia un andamento complessivo più stazionario (-0,1%), con risultati diversificati a livello settoriale: cresce infatti la chimica-gomma-plastica (+5,2%); rimane pressoché stabile l’alimentare (-0,4%), mentre diminuiscono sia sistema moda (-2,3%) che metalmeccanico (-2,5%), sebbene il risultato delle rubinetterie si mantenga positivo (+3,9%).
 
L’analisi della domanda evidenzia risultati positivi sul fronte degli ordinativi esteri, in aumento del +2%, con un miglioramento anche del mercato interno, cresciuto del +3,9% rispetto all’anno precedente. Il metalmeccanico si conferma ancora una volta il comparto trainante, con valori di crescita del +2,9% per le commesse estere e del +10,2% per quelle interne, che, nell’ordine, si attestano a +1% e +20,5% per la rubinetteria e il valvolame.
Soddisfacenti anche le performance della domanda per la chimica-gomma-plastica sia all’estero (+1,2%) che rispetto al mercato interno (+3,1%), con risultati stazionari per il tessile-abbigliamento e per l’alimentare, quest’ultimo sul solo fronte estero, dal momento che gli ordinativi interni conoscono invece un calo del -7,5%.
 
A livello generale per il periodo gennaio-marzo 2017 gli imprenditori novaresi esprimono aspettative meno favorevoli rispetto ai trimestri precedenti. I saldi di opinione complessivi vedono prevalere i pessimisti rispetto a tutti i principali indicatori: produzione (-13,8%), fatturato (-18,7%) e ordinativi (-8,2%), con l’unica eccezione degli ordinativi esteri, il cui saldo di opinione appare positivo (+10,5%), ma va considerato che nel 60,5% dei casi  gli intervistati prevedono un andamento stabile della domanda estera.
 
Alla domanda "L’azienda ha effettuato investimenti nel 2016?" il 57,9% del campione intervistato ha risposto in maniera affermativa, quota nettamente superiore sia a quella dell’anno precedente (36,1%) che del 2014 (45,1%). Rispetto al passato è diminuito, invece, l’ammontare degli importi: nel 30,6% dei casi le risorse non hanno superato i 25mila euro e solo nel 10,1% dei casi la soglia di investimento è stata maggiore di 100mila euro. Le risorse si sono concentrate con forte prevalenza in macchinari ed attrezzature (87,2%) e, in seconda battuta, in elaboratori e sistemi elettronici (24,8%); seguono, a distanza, fabbricati (15%), impianti fissi (13,7%) e ricerca e sviluppo (9,7%), mentre altre tipologie di investimento, tra cui energie rinnovabili e/o risparmio energetico, appaiono residuali. Per quanto riguarda gli strumenti di finanziamento si riscontra un utilizzo pressoché esclusivo dell’autofinanziamento (52,5%) e del credito bancario (39,5%), mentre solo in minima parte le aziende hanno scelto di ricorre al credito agevolato (5,2%) o a quello superiore ai 180 giorni da parte del fornitore (3,8%). Il 59,8% del campione ha inoltre dichiarato di non aver effettuato innovazioni nel corso del 2016: chi invece ha scelto di innovare lo ha fatto puntando su innovazioni di prodotto (27,7%), di processo (8,4%), di marketing (9,1%) e organizzative (9%). Allargando l’orizzonte temporale al triennio 2014/2016, il principale limite all’introduzione di fattori innovativi segnalato dalle imprese è stata la mancanza di risorse finanziarie, avvertito in ben il 42% dei casi e accompagnato dai costi stessi dell’innovazione, percepiti come troppo elevati nel 18,3% dei casi; da segnalare inoltre come il 45,5% delle imprese dichiari di non aver riscontrato alcun impedimento.

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