Lunedì, 15 Luglio 2024
Economia

Confesercenti, "in Piemonte nel 2023 rischiano di chiudere 4.500 negozi"

Secondo l'associazione di categoria, il potere d'acquisto dei piemontesi è diminuito di oltre 540 euro per nucleo famigliare

In Piemonte ci sono sempre meno negozi e attività commerciali: rispetto al 2019, a fine anno nella nostra regione si conteranno infatti quasi 4.500 attività di vendita in meno.

A rivelarlo è lo studio sul futuro della distribuzione commerciale condotto da Confesercenti, che spiega come inflazione e caro energia stiano erodendo la capacità di spesa delle famiglie: negli ultimi due anni, il potere d'acquisto dei piemontesi è infatti diminuito di oltre 540 euro per nucleo familiare.

Secondo Confesercenti, "in Piemonte già nel 2022 si è registrata una perdita di potere d'acquisto di quasi un miliardo, ma nel 2023 il potere d'acquisto delle famiglie piemontesi subirà un’ulteriore riduzione di oltre 200 milioni di euro e la capacità di spesa raggiunta nel 2021 non sarà recuperata prima del 2027".

"Nel 2022 - spiegano da Confesercenti - il volume delle vendite al dettaglio è calato del -0,8%: i prodotti non alimentari sono aumentati dell'1,9%, ma quelli alimentari sono diminuiti del 4,2%. Nel 2023 entrambi i comparti hanno segno negativo: tra gennaio e marzo le vendite alimentari sono scese in volume del 4,7%, mentre quelle non alimentari dell'1,6%. Complessivamente: -3%. E la crisi non ha risparmiato neppure la pasta, il prodotto simbolo della tradizione gastronomica italiana, che ha registrato un calo del 10,7%".

Tutto questo ha perciò inciso sul commercio di vicinato: secondo i dati di Confesercenti, fra il 2019 e il 2022 in Piemonte si sono persi 3.483 negozi. Tra i settori più penalizzati ci sono abbigliamento, macellerie, panetterie, edicole e cartolerie. E, sempre secondo l'associazione, a fine 2023 i negozi persi saranno quasi 4.500.

"Si tratta - ha spiegato Giancarlo Banchieri, presidente di Confesercenti - di cifre preoccupanti, che accentuano un processo in atto già da anni. Il fatto poi che la performance peggiore in termini di consumo la faccia il settore alimentare la dice lunga sulle difficoltà crescenti un una parte della popolazione: un problema che non riguarda più soltanto i negozi che chiudono, ma rappresenta una vera e propria bomba sociale. A fronte di ciò, i week end registrano in molti casi il tutto esaurito dal punto di vista turistico. Il che fa piacere soprattutto per le attività legate all'accoglienza (alberghi, bar, ristoranti), ma non risolve i problemi di impoverimento di una fascia di popolazione sempre crescente: si può dire che, al di là dei problemi strutturali, negli ultimi tempi i negozi chiudono essenzialmente perché una parte della clientela ha difficoltà a soddisfare le necessità primarie di alimentazione e di vestiario".

"Per far ripartire i consumi - ha aggiunto Banchieri - è necessario ridurre la pressione fiscale sulle famiglie. Detassiamo intanto gli aumenti contrattuali per il prossimo biennio: una simile misura potrebbe generare cospicui consumi aggiuntivi. E poi sosteniamo di più le attività di vicinato: formazione per gli imprenditori, sostegni all'innovazione, una fiscalità di vantaggio per le piccole imprese della distribuzione con fatturato inferiore ai 400mila euro annui, cedolare secca per le locazioni commerciali. Solo così si può ipotizzare di recuperare in Piemonte 500 milioni di euro di vendite e salvare quasi 2.500 attività commerciali di vicinato nei prossimi sette anni".

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