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In Piemonte chiusi 9 negozi al giorno nei primi tre mesi del 2024: l'allarme di Confesercenti

I dai dell'Ufficio studi di Confcommercio sulla crisi del commercio di vicinato: in 10 anni il numero di negozi in Piemonte è calato del 15%

Più consegne e meno negozi: anche in Piemonte le attività commerciali continuano a chiudere, mentre aumenta lo shopping online.

Nei primi tre mesi del 2024, infatti, nella nostra regione sono scomparsi quasi 800 negozi, con una media di quasi nove negozi al giorno, festivi compresi. A rivelarlo sono i nuovi dati dell'Ufficio studi di Confesercenti che fotografano la crisi del commercio di vicinato in Piemonte.

In particolare, secondo lo studio di Confesercenti, tra gennaio e marzo in Piemonte il commercio al dettaglio ha registrato la scomparsa di 786 imprese, circa 80 unità in più rispetto allo stesso periodo del 2023. A pesare non sono solo le chiusure (1.380 tra gennaio e marzo), ma anche la frenata delle nuove aperture, che nel primo trimestre di quest'anno sono state solo 594.

Tra chiusure e mancate aperture, nella nostra regione in 10 anni il numero di negozi di vicinato è calato del 15% circa, ma per alcuni settori particolarmente in sofferenza, come abbigliamento ed edicole, questa percentuale raddoppia. E se le vetrine scompaiono, le consegne di acquisti online in poco più dieci anni sono cresciute di quasi dieci volte.

"Questi dati - ha commentato il presidente di Confesercenti Piemonte Giancarlo Banchieri - giustificano ampiamente gli allarmi che abbiamo lanciato più volte, tanto più per il Piemonte dove la condizione del commercio è peggiore della media italiana: in dieci anni le aperture nella nostra regione sono calate del 70%, contro un dato nazionale del 54%. Secondo una nostra proiezione, in assenza di interventi, nel 2030 le aperture in Piemonte potrebbero ridursi a poco meno di 1.000. Ma davvero vogliamo città prive di negozi e attraversate soltanto dai furgoni delle consegne a domicilio? Da tempo proponiamo che il commercio sia considerato un 'settore protetto' come la Ue da anni fa con l'agricoltura: i fondi europei devono  prendere la direzione anche del piccolo commercio. Inoltre, appaiono sempre più urgenti misure che mettano fine agli inaccettabili trattamenti di favore di cui godono le grandi piattaforme del web e garantiscano pari condizioni fiscali e il rispetto delle norme poste a tutela della concorrenza".

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