Negativi i primi 3 mesi del 2020 per l'industria manifatturiera novarese: diminuiscono produzione e fatturato

L'indagine della Camera di Commercio di Novara

Foto di repertorio

Apertura d’anno all’insegna del segno meno per l’industria manifatturiera novarese: tra gennaio e marzo 2020 si riscontra una flessione del fatturato, in discesa del -4,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre la produzione registra un calo del -5,7%.

Rispetto alle altre aree piemontesi che partecipano alla 194esima "Indagine congiunturale sull’industria manifatturiera", Novara si posiziona al quinto posto nella classifica delle performance provinciali relative alla produzione e al quarto in quella riguardante il fatturato, in linea con i risultati medi regionali (-5,7% produzione piemontese e -4,8% il fatturato), che discendono dai cali registrati da tutti i territori, pur con diversa intensità.  

L’indagine del I trimestre 2020 vede coinvolte nel novarese 222 imprese, per un totale di oltre 9700 addetti ed un fatturato superiore ai 3,4 miliardi di euro.

"I risultati dell’indagine riflettono le difficoltà incontrate dalle imprese in apertura d’anno a causa della crisi economica innescata dalla pandemia - commenta Maurizio Comoli, presidente della Camera di Commercio di Novara -. Le difficoltà sono condivise da tutte le imprese, di ogni classe dimensionale e settore, con alcune eccezioni per l’alimentare, colpendo anche la spinta generalmente fornita dai mercati esteri. Le previsioni future, pur risentendo di una inevitabile incertezza, ci dicono che gli imprenditori sono alla ricerca di nuovi mercati: l’internazionalizzazione è una delle voci di investimento per cui l’Ente camerale ha previsto contributi a fondo perduto a favore delle imprese novaresi, per un totale delle risorse superiore ad 1,4 milioni di euro". 

La diminuzione della produzione industriale, pari complessivamente a -5,7% nel primo trimestre 2020, è condivisa da tutti i principali comparti di attività economica, ad eccezione dell’alimentare, che si mantiene stabile. Appaiono, invece, in discesa le performance di tessile-abbigliamento (-10,9%), metalmeccanico (-9,9%) e chimica-gomma-plastica (-1,5%).

Analogo il quadro dei risultati relativi al fatturato: rispetto al primo trimestre 2019 il valore complessivo delle vendite evidenzia una flessione del -4,2%. Anche in questo caso il dato risente dei cali evidenziati da sistema moda (-10,8%), chimica-gomma-plastica (-5,7%), metalmeccanico (-3,6%, con le rubinetterie a -8,3%), cui si contrappone l’incremento messo a segno dall’alimentare (+4,1%). Lo scenario del fatturato relativo ai mercati esteri si distingue per l’eccezione del metalmeccanico, che in questo caso evidenzia una variazione positiva del +1,5%, seguito da alimentare, pressoché stazionario, e dagli altri comparti, tutti in discesa, con una flessione generale del -2,6%.

L’analisi della domanda evidenzia un calo sia delle commesse estere, in discesa del -8,3% rispetto all’anno precedente, sia di quelle interne, che diminuiscono del -6,5%. Dal punto di vista settoriale l’unico risultato favorevole è quello messo a segno dall’alimentare sul fronte domestico (+3,2%), mentre su quello estero il comparto sconta un calo del -5,3%, diminuzione che colpisce tutti gli ordinativi, sia interni che esteri, di sistema moda, metalmeccanico e chimica-gomma-plastica.

Gli effetti del coronavirus

Gli effetti causati dalla pandemia sull’attività d’impresa sono stati il tema del questionario di approfondimento trimestrale presentato alle aziende coinvolte dall’indagine. La prevalenza degli imprenditori ha rilevato una diminuzione, da febbraio in poi, di ordinativi totali (segnalato dall’83,1% del campione) e fatturato (85,3%), con cali superiori al -20% per oltre la metà degli intervistati.

A fronte dei cambiamenti intervenuti, il 90,3% dei rispondenti ha inoltre dichiarato di aver dovuto ridurre la produzione, con effetti sulla catena di approvvigionamento, che si sono tradotti sia in un rallentamento delle forniture (per il 53,6% del campione) che in una loro interruzione (nel 47,8% dei casi).

Le soluzioni adottate sul fronte occupazionale hanno previsto un ricorso massiccio (75,6%) a cassa integrazione, ammortizzatori sociali e strumenti di sostegno, seguiti dal lavoro agile (25,8%). Il 18,6% degli imprenditori non ha introdotto modifiche o avuto la necessità di farlo per mancanza di dipendenti, mentre risulta più contenuto l’utilizzo di provvedimenti quali riduzione dell’organico (6,5%), blocco o rinvio delle assunzioni previste (5,8%) e mancato rinnovo dei contratti in scadenza (5,1%).           

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Guardando al futuro, le intenzioni espresse dagli intervistati si concentrano principalmente sulla ricerca di nuovi clienti e mercati (60,4%) e, in misura meno intensa, su una diversa organizzazione del lavoro (27,3%), seguita dalla creazione di nuovi prodotti e servizi (18,5%). 

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