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Sabato, 2 Luglio 2022
Economia

Arriva lo sciopero dei buoni pasto: il 15 giugno stop ai pagamenti con i ticket per 24 ore

L'agitazione anche nel novarese e nel Vco. L'appello di bar e ristoranti: "Per garantire il servizio bisogna renderlo economicamente sostenibile"

A giugno arriva lo sciopero dei buoni pasto. Per tutta la giornata di mercoledì 15, anche nel novarese e nel Vco, gli esercizi di somministrazione e le attività alimentari non accetteranno alcun pagamento tramite buoni pasto.

Un blocco necessario per far arrivare alle istituzioni l’appello per una strutturale riforma di un sistema "che - spiegano gli organizzatori dell'agitazione - per via di commissioni al 20% non è più economicamente sostenibile". A questa giornata di mobilitazione aderiscono le imprese della somministrazione e della distribuzione commerciale alimentare.

Le sigle che aderiscono allo sciopero sono Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) Confcommercio, Fida (Federazione italiana dettaglianti dell'alimentaizone) Confcommercio, Federdistribuzione, Confesercenti, Ancd Conad e Ancc Coop.

L’obiettivo è sensibilizzare Governo, Consip e opinione pubblica sulle criticità legate alla gestione
dei buoni pasto, un sistema dai costi ormai insostenibili per le imprese, secondo gli organizzatori dello sciopero, che senza una riforma del sistema potrebbero smettere di accettare i ticket, con un danno enorme per i circa 3 milioni di lavoratori pubblici e privati che utilizzano quotidianamente questo
strumento.

"Con questa giornata di sospensione del servizio - dichiara Massimo Sartoretti, presidente Fipe Confcommercio Alto Piemonte - vogliamo sensibilizzare i consumatori sulle gravissime difficoltà che le nostre imprese vivono quotidianamente a causa delle elevate commissioni che dobbiamo pagare sui buoni pasto, se si pensa che per un buono del valore di 8 euro ne riceviamo poco più di 6 di rimborso. Parliamo di una vera e propria tassa occulta che supera anche il 20% del valore del buono. La nostra è una protesta che ha l’obiettivo di salvaguardare la funzione dei buoni pasto perché, se si va avanti così, sempre meno aziende saranno disposte ad accettarli e rischiano di diventare davvero inutilizzabili. C’è bisogno di una riforma che renda il sistema economicamente sostenibile anche per le nostre imprese che, in fin dei conti, sono quelle che danno il servizio ai lavoratori e che sempre più numerose in questi ultimi anni hanno già deciso di rinunciarvi. Ma è altrettanto urgente far si che la prossima gara Consip da 1,2 miliardi di euro non venga aggiudicata con gli sconti delle precedenti perché saremo sempre noi a pagarli".

"Ormai le imprese non riescono più a stare nei costi - ha detto Antonio Gobbato, presidente della Federazione italiana degli esercenti pubblici e turistici di Novara - è estremamente necessaria un’immediata riforma complessiva del sistema mutuando ciò che avviene in altri Paesi, con il fine di assicurare il rispetto del valore nominale del ticket ed eliminare le gravose commissioni pagate dagli esercizi presso i quali i buoni pasto vengono utilizzati. Due i punti fondamentali sui quali gli imprenditori non vogliono transigere: la salvaguardia del valore nominale dei titoli (un buono da 8 euro deve valere 8 euro anche per l’esercente) e la definizione di tempi certi di rimborso da parte delle società emettitrici".

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