Borgomanero: nuovo appuntamento con il cineforum del martedì

Nuovo appuntamento con il cineforum del martedì a Borgomanero. Il 14 gennaio al Cinema Nuovo arriva "Euforia".

La scheda del film

EUFORIA

Regia: Valeria Golino
Soggetto: Francesca Marciano, Valia Santella, Valeria Golino
Sceneggiatura: Francesca Marciano, Valia Santella, Valeria Golino, Walter Siti (collaborazione)
Fotografia: Gergely Pohárnok
Musiche: Nicola Tescari
Montaggio: Giogiò Franchini
Scenografia: Luca Merlini
Costumi: Maria Rita Barbera
Effetti: Rodolfo Migliari
Suono: Francesco Liotard (presa diretta)
Interpreti: Riccardo Scamarcio (Matteo), Valerio Mastandrea (Ettore), Isabella Ferrari (Michela), Valentina Cervi (Tatiana), Jasmine Trinca (Elena), Andrea Germani (Luca), Marzia Ubaldi (madre Ettore e Matteo), Iaia Forte
Produzione: Viola Prestieri, Nicola Giuliano, Francesca Cima, Carlotta Calori per HT Film, Indigo Film con RAI Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 115'
Origine: Italia, 2018
Data uscita: 25 ottobre 2018

Matteo è un giovane imprenditore di successo, spregiudicato, affascinante e dinamico. Suo fratello Ettore vive ancora nella piccola cittadina di provincia dove entrambi sono nati e dove insegna alle scuole medie. È un uomo cauto, integro, che per non sbagliare si è sempre tenuto un passo indietro, nell'ombra. Sono due persone all'apparenza lontanissime. La vita però li obbliga a riavvicinarsi e una situazione difficile diventa per i due fratelli l'occasione per conoscersi e scoprirsi sorprendentemente uniti, in un vortice di fragilità e tenerezza, paura ed euforia.
Che percorso compie all’interno della ZTL capitolina l’Ettore di Valerio Mastandrea, per ascendere alla terrazza vista altare della Patria del fratello Matteo (Riccardo Scamarcio), in questo secondo film di Valeria Golino? Dalla provincia laziale di Nepi al centro a traffico limitato di Roma, Ettore disegna anche una freccia verticale, dalla cascata di Cavaterra (brevemente visibile in un inserto dell’opera) ai piani altissimi di un palazzo su via del Corso - e d’altronde, una certa problematica spiritualità è anche uno dei temi attraversati dallo script ad opera di Francesca Marciano e Valia Santella (insieme alla regista), tra milionarie operazioni finanziarie orchestrate da Matteo in Vaticano («il business del futuro è la misericordia») e improbabili pellegrinaggi a Medjugorje. Da un lato Matteo sfrutta cinicamente la Fede per mantenere il suo stile di vita pantagruelico, dall’altro ci si aggrappa per tentare ad ogni costo di salvare il fratello dall’incurabile tumore al cervello che se lo sta portando via in pochi mesi.
Mastandrea ritrova così il clima ospedaliero delle sue ultime performance, tra “Fai bei sogni” e “La linea verticale”, ma in tutto il film sembra esserci un’ulteriore malattia che corrode il personaggio, un altro decorso a cui assistiamo e che Golino puntella con aperture discrete e inaspettate verso una dimensione altra dell’immagine (gli stormi di uccelli, le terrazze tutt’intorno, gli ascensori quasi metafisici…), a sottolineare per l’appunto il dualismo ascensionale, alto/basso, chiuso/libero (le gabbie dei pappagalli, la passione di Ettore per le immersioni subacquee…), su cui si struttura l’opera, chiaro tentativo di sfuggire in qualche modo al canone di ‘resa dei conti di famiglia borghese in attici della Roma bene’ a cui in apparenza la storia appariva condannata.
La reale trasformazione di Ettore non è legata alla sua condizione fisica o mentale, quanto alla sua posizione sociale: venuto a contatto con l’agente esterno della vita apatica, spendacciona e vacua del fratello che ha fatto successo come imprenditore spericolato, il sistema immunitario ideologico di questo insegnante di scuole medie di paese non riesce nonostante gli sforzi a resistere al virus dell’esistenza agiata circondati dai soldi buttati in arredamenti di design, droghe sintetiche e party ogni notte. Per questo motivo, coerentemente, il confronto definitivo con Matteo avverrà dopo la spesa folle dell’orologio da 9.000 Euro, la prima scelleratezza fatta da Ettore dopo aver accettato a spostarsi usando la macchina con l’autista, quasi a sfidare la ‘generosità egoista’ del fratello, che sembra al contrario tutto impegnato ad ammalarsi anche lui attraverso l’abuso di sostanze tossiche.
Come nel precedente “Miele”, Golino, che ha formato il proprio sguardo da cineasta attraverso decenni di carriera internazionale come interprete, sembra affascinata da queste simmetrie geometriche, a vista, della sua storia e della sua regia, mai insistita o pruriginosa nonostante l’intensa vita sessuale di Matteo, che è omosessuale. Mastandrea e Scamarcio hanno così spazio per riempire le rispettive figure dei tic riconoscibili delle loro abituali caratterizzazioni, e insieme provare a smarcarsi ai lati con coloriture nuove alle relative maschere da locandina di un cinema italiano che Golino davvero, a modo suo, pare voler destrutturare, spogliare, ripensandolo proprio attraverso i suoi segni più familiari (il cast, la terrazza, la scena di canto corale e quella di ballo, la Roma notturna sospesa ecc.) e reiterati.
Sergio Sozzo, Sentieri Selvaggi

Morte, nascita e malattia, questi i momenti in cui le famiglie sono solite guardarsi in faccia davvero. Ma Matteo - giovane, bello, vizioso e pieno di soldi fatti con installazioni in realtà virtuale – momenti simili preferisce evitarli. Per questo, quando al fratello maggiore Ettore viene diagnosticato un tumore al cervello, sceglie la strada dell’inganno collettivo, minimizzando la malattia con tutti, paziente compreso.
Come nel film precedente di Valeria Golino, “Miele”, la morte è il convitato di pietra del racconto: ne definisce il perimetro, ne costituisce il senso profondo, anche se poi di fatto rimane ai confini della narrazione. Il protagonista non la affronta di petto, e tuttavia ne viene condizionato. Al punto che il film è fatto dei suoi disperati tentativi per tenere alto il morale del nucleo familiare: oltre alle menzogne, soldi spesi a profusione, gite e regali, tutto viene buono quando si tratta di lasciare fuori dalla porta di casa (nella fattispecie, un lussuoso attico romano) il pensiero della fine. Che però striscia dentro gli interstizi del film, lo attraversa e contamina come un virus inesorabile e silenzioso, rendendo struggenti anche i momenti più leggeri: uno per tutti, il balletto dei due fratelli che in ospedale imitano Stanlio e Ollio, omaggio velato ad una scena altrettanto memorabile, per allegria venata di tristezza, del Gaucho, con Gassman e Manfredi nei ruoli principali.
Con la commedia all’italiana il cinema della Golino condivide, per ora, almeno un aspetto: il ruolo fondamentale giocato dagli attori. Se la seconda parte di “Miele” si reggeva sulle spalle di Carlo Cecchi, in questo film Riccardo Scamarcio e Valerio Mastrandrea danno ai personaggi dei due fratelli spessore, forza e credibilità. Sempre, dato il tema del film, a un millimetro dal patetico, senza mai caderci dentro.
Leonardo Gandini, Cineforum

VALERIA GOLINO
Filmografia:
Miele (2013), Euforia (2018)

Martedì 21 gennaio 2020:
COLD WAR di Pawel Pawlikowski, con Tomasz Kot, Agata Kulesza, Joanna Kulig, Borys Szyc, Jeanne Balibar

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