Borgomanero: torna l'appuntamento con il cineforum

Martedì 17 dicembre a Borgomanero torna l'appuntamento con il cineforum. Al Cinema Nuovo arriva "Green Book".

La scheda del film

GREEN BOOK

Regia: Peter Farrelly
Sceneggiatura: Nick Vallelonga, Brian Hayes Currie, Peter Farrelly
Fotografia: Sean Porter
Musiche: Kris Bowers
Montaggio: Patrick J. Don Vito
Scenografia: Tim Galvin
Arredamento: Selina van den Brink
Costumi: Betsy Heimann
Effetti: Guy Clayton, Victor Dimichina, Kolby Kember, Ray McIntyre Jr., Exceptional Minds
Suono: Andrew DeCristofaro, Mark Paterson (mixer), Becky Sullivan (montaggio)
Interpreti: Viggo Mortensen (Tony Lip), Mahershala Ali (Don Shirley), Linda Cardellini (Dolores), Sebastian Maniscalco (Johnny Venere), P.J. Byrne (discografico), Don Stark (Jules Podell), Brian Stepanek (Graham Kindell), Daniel Greene (poliziotto), Iqbal Theba (Amit), Martin Bats Bradford (ragazzo dell'autobus), Tom Virtue (Morgan Anderson), Anthony Mangano (Danny), Craig DiFrancia (Dominic), Frank Vallelonga (Rudy Vallelonga)
Produzione: Jim Burke, Brian Hayes Currie, Peter Farrelly, Nick Vallelonga, Charles B. Wessler per Dreamworks Pictures/Participant Media/Amblin Partners/Innisfree Pictures/Wessler Entertainment
Distribuzione: Eagle Pictures, Leone Film Group
Durata: 130'
Origine: U.S.A., 2018
Data uscita: 31 gennaio 2019
Golden Globe 2019 miglior film musical/commedia, miglior sceneggiatura, miglior attore non protagonista (Mahershala Ali; Oscar 2019 per miglior film, miglior sceneggiatura originale, miglior attore non protagonista (Mahershala Ali).

New York, anni '60. Tony Lip, un tempo rinomato buttafuori, finisce a fare l'autista di Don Shirley, giovane pianista afro-americano. Lip deve accompagnare il pianista prodigio in un lungo tour nel profondo sud degli Stati Uniti. Dopo alcune prime difficoltà, il viaggio nelle regioni razziste degli USA porta i due a stringere una forte e straordinaria amicizia.
Un nero e un bianco lontani anni luce per gusti, carattere e cultura attraversano gli Usa scoprendo mille cose sul loro Paese ma soprattutto su sé stessi, i loro pregiudizi e come superarli. In chiave drammatica o leggera, questo schema è stato usato così spesso che basterebbe da solo a ripercorrere la storia della questione razziale al cinema. E allora come mai, con tutti i suoi cliché, le scene ad effetto, l'abile mix di comicità e commozione, “Green Book” (il titolo viene da una sorta di guida Michelin per ‘negri’ che uscì dal 1936 al 1966) è così efficace? Un po' è la storia, vera e zeppa di materiale di prima mano (uno degli sceneggiatori è il figlio del protagonista bianco). Un po' la cornice primi anni Sessanta. Decisiva la grande bravura dei protagonisti, Mahershala Ali, pianista prodigio che suona solo classica e frequenta l'alta società; e Viggo Mortensen, buttafuori del Bronx che non smette mai di mangiare, bere, parlare (sporco) ed è più vicino al popolo ‘black’ del suo compagno di viaggio (che un danese sia così a suo agio come italoamericano, fa parte del paradosso). Ma l'essenziale forse sta in quella rieducazione reciproca che in tempi di solitudine digitale suona ancora più desiderabile. Anche se come sempre forse si tratta solo di un sogno. I familiari del vero pianista Don Shirley (di cui restano rari filmati d' archivio) hanno ingenerosamente tuonato contro il punto di vista tutto e solo bianco dello script. Ma ogni film in costume porta i segni della propria epoca, e in questo nero colto che parla al bianco di Shostakovich scoprendo in cambio Little Richard, echeggiano un'apertura, una curiosità, una gentilezza di cui oggi si sente un gran bisogno.
Fabio Ferzetti, L’Espresso

Il libro verde fu la guida per un paese (gli Stati Uniti) e un’epoca (dal 1936 al 1966) a uso e consumo dei neri, vademecum inventato da Victor Hugo Green sui luoghi - hotel, motel, ristoranti, bar - disposti ad accogliere gli afroamericani. “The Negro Motorist GreenBook”, si chiamava. Veniva aggiornato di anno in anno, e aveva - chiaramente - la copertina green. Verde come la luce che ai semafori ti permette di procedere. Verde come l’autorizzazione americana a rimanere, green card. Verde come il dollaro. Green: cioè lasciapassare, facoltà, disponibilità, vita. Lo porta con sé il dottor Don Shirley (Mahershala Ali), il suo libriccino verde: gli indica dove dormire, dove mangiare, dove bere. Green street, via libera, su e giù per un sud bello e bigotto, profondo e razzista, a suonare il piano, a ricevere gli applausi di circostanza, a farsi vedere in pubblico. È anche però il buttafuori Tony (Viggo Mortensen) a guidarlo, e letteralmente, su quattro ruote; Tony, padre italoamericano di famiglia, marito devoto con moglie devota (e regina del focolare, naturalmente), stereotipo vivente; Tony, che non ha niente di green, è bianchissimo e con un fondo di diffidenza che con razzismo fa una discreta rima. A spasso con Tony. È noto, gli opposti si attraggono, vena d’oro del cinema. Quindi i colori si contaminano, si sporcano reciprocamente, inquinano il loro spettro e si mescolano. Green car: l’auto quale ecosistema in cui sconfiggere lo scetticismo e fare conoscenza, quindi sopravvivere a sé - al proprio timore, alla sfiducia, all’odio, alla prevedibilità - e sopravvivere al mondo, che i colori li vuole definiti, chiari, separati. In questo film così elementarmente, limpidamente, inevitabilmente hollywoodiano, la pelle resta diversa (l’una dall’altra), non si fa di tutta l’erba un fascio solo, le controversie non implicano un’intesa prescritta: eppure una convergenza è possibile; bussare alla porta di un’altra realtà, e perciò abdicare alla propria determinatezza isolata a favore di un’ipotesi democratica e civile e sentimentale, non vuol dire automaticamente cedere al conformismo, casomai è un tentativo - umano, e non deve spaventare - di adattamento, di abbandono della resistenza, di traduzione. Don accetta l’invito di Tony dopo averlo in un primo momento declinato, e per la vigilia di Natale si reca a casa sua non scortato dal nuovo amico, come accade all’ingombrante Del (John Candy) in “Un biglietto in due” di John Hughes, bensì da solo, dopo aver vinto, finalmente, la solitudine. Green light: accomodati, sei il benvenuto, unisciti a noi. Due colori sono e saranno, ma in mezzo c’è, grazie al cielo, un solvente. E la commedia, il genere anarchico dove l’happy end è probabilmente soltanto un sogno, torna a dirci che il cinema (industriale o no, di massa o no, poco importa) serve anche a suggerirla, la realtà, non esclusivamente a presupporla. Green life: verde non come il denaro, non come il miglio, ma come uno spazio per la rifondazione della retorica dei sentimenti. Non c’è niente di male, a vedere verde.
Pier Maria Bocchi, FilmTv

PETER FARRELLY
Filmografia:
Scemo & + scemo (1995), Kingpin (1996), Tutti pazzi per Mary (1998), Io, Me & Irene (2000), Osmosis Jones (2001), Amore a prima svista (2001), Fratelli per la pelle (2003), L'amore in gioco (2005), Lo spaccacuori (2007), Libera uscita (2011), I tre marmittoni (2012), Scemo & + scemo 2 (2014), Green Book (2018)

Martedì 7 gennaio 2020:
I FRATELLI SISTERS di Jacques Audiard, con Joaquin Phoenix, Jake Gyllenhaal, John C. Reilly, Riz Ahmed, Rutger Hauer

Buone Feste!

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