Borgomanero: nuovo appuntamento con il cineforum

Nuovo appuntamento con il cineforum a Borgomanero: martedì 26 novembre, alle 21,15, al Cinema Nuovo arriva "Roma".

La scheda del film

Regia: Alfonso Cuarón
Soggetto e sceneggiatura: Alfonso Cuarón
Fotografia: Alfonso Cuarón
Montaggio: Alfonso Cuarón, Adam Gough
Scenografia: Eugenio Caballero
Arredamento: Bárbara Enríquez
Costumi: Anna Terrazas
Effetti: Sergio Jara, Alex Vasquez, Miguel De Hoyos, Doug Spilatro
Suono: Sergio Diaz (montaggio), Skip Lievsay (montaggio e mixer), Craig Henighan (mixer), José Antonio García (II) (mixer)
Interpreti: Yalitza Aparicio (Cleo), Marina de Tavira (signora Sofía), Diego Cortina Autrey (Toño), Carlos Peralta (Paco), Marco Graf (Pepe), Daniela Demesa (Sofi), Nancy García García (Adela), Verónica García (signora Teresa), Andy Cortés (Ignacio), Fernando Grediaga (signor Antonio), Jorge Antonio Guerrero (Fermín), José Manuel Guerrero Mendoza (Ramón), Latin Lover (professor Zovek), Zarela Lizbeth Chinolla Arellano (Velez), José Luis López Gómez (pediatra), Edwin Mendoza Ramírez (medico), Clementina Guadarrama (Benita), Enoc Leano (político), Nicolás Peréz Taylor Félix (Beto Pardo), Kjartan Halvorsen (Ove Larsen)
Produzione: Nicolás Celis, Alfonso Cuarón, Gabriela Rodriguez per Esperanto Filmoj/Participant Media
Distribuzione: Netflix
Durata: 135'
Origine: Messico, U.S.A., 2018
Data uscita: 3 dicembre 2018
Leone d'Oro alla 75. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (2018), ha ottenuto il premio Signis; Golden Globe 2019 come miglior film in lingua straniera, ad Alfonso Cuarón come miglior regista; Oscar 2019 per miglior film straniero, miglior regista, fotografia; David di Donatello 2019 per miglior film straniero.

Le vicende di una famiglia borghese messicana che vive nel quartiere Roma a Città del Messico negli anni settanta. In un anno turbolento Sofia, madre di 4 figli, deve fare i conti con l'assenza del marito, mentre Cleo affronta una notizia devastante che rischia di distrarla dal prendersi cura dei bambini di Sofia, che lei ama come se fossero i propri...
È difficile dire quanto tempo occorra a un uomo per avere una visione lucida sul proprio passato, che renda conto degli aspetti di continuità così come di quelli di rottura con un “sé” necessariamente mutevole eppure innegabilmente sempre lo “stesso”. (…… Si è di certo posto questa questione il regista messicano Alfonso Cuarón prima di realizzare “Roma” un’immersione nel proprio vissuto, nella storia della sua famiglia e del suo paese. Non è certo un caso infatti che l’autore faccia dire a uno dei bambini protagonisti, probabilmente il suo alter-ego, quasi in un momento di sospensione tra la realtà e il gioco di bimbi, tra il qui e l’altrove, una frase che riecheggia proprio le suggestioni del celebre ritornello dylaniano: “quando ero grande”.
È proprio il tempo il principale protagonista di “Roma”, un tempo personale e collettivo, biografico e storico, reso nel suo trascorrere non solo dalla lunghezza complessiva del film (135 minuti non sono poi molti), ma anche dalla durata di ogni sua inquadratura, frutto di una ricerca spazio-temporale, di un’indagine accurata e sensibile, da effettuare in continuità, senza troppe interruzioni.
Presentato in concorso a Venezia 75 (……), “Roma” è un frammento di vita di Cleo (Yalitza Aparicio), domestica presso una famiglia altoborghese di Città del Messico nei turbolenti anni ‘70. Cuarón si concentra principalmente sulle sue azioni quotidiane, sul suo prendersi cura della famiglia per cui lavora, la segue prevalentemente con lunghi carrelli laterali, facendo di questo elemento linguistico la forma visivo-narrativa che innerva l’intero film, perfetta per un’osservazione che sollecita l’identificazione graduale con il personaggio e il suo sentire, dapprima discreto, poi sempre più palese, dirompente.
Girato in uno splendido bianco e nero e con un’impeccabile orchestrazione dei movimenti di macchina, “Roma” fa un uso espressivo e sapiente di ogni suo elemento, sia esso stilistico, visivo o narrativo, per andare a comporre un affresco composito sempre ben calibrato, persino quando il regista riesce a inserire una brillante auto citazione (di “Gravity”, nel dettaglio, ma non sveleremo altro per non rovinare la visione del film) amalgamandola senza soluzione di continuità con il racconto. Restano poi impressi nella mente i numerosi ingressi in auto nel vialetto d’accesso della casa, strutturati in un crescendo che allude dapprima alla disgregazione familiare, poi a un nuovo equilibrio. Il vanesio pater familias abbandona infatti moglie e quattro figli per seguire un’altra donna, lasciando che in casa si instauri una sorta di matriarcato che comprende madre, nonna e le due domestiche. In particolare poi è sul sobrio e solidale rapporto tra padrona e domestica, entrambe abbandonate dai rispettivi uomini, che Cuarón, nella seconda parte del film, si concentra, attraverso brevi e schietti momenti scevri di enfasi sentimentale. Quelle numerose deiezioni canine poi, sempre presenti nel suddetto vialetto, rappresentano un’eventualità di fatto ingovernabile, anche per la più solerte delle lavoratrici domestiche, che ben rispecchia quegli eventi storici turbolenti che premono a pochi metri di distanza, lì nella strada.
In questa sorta di Heimat messicano, che sorprende per la sua capacità di raccontare insieme il personale e il collettivo, Cuarón non manca infatti di inserire riferimenti agli eventi dell’epoca, che comprendono calamità naturali come un terremoto, un incendio, ed avvenimenti storico-politici, con il governo che espropria le terre ai contadini e le proteste degli studenti sedate nel sangue. In particolare quest’ultimo argomento viene sviluppato all’interno di una sequenza che appare tra le meglio orchestrate del film, dal momento che riesce ad associare il parto di Cleo, l’incontro con il ragazzo che l’ha ingravidata e la repressione di un movimento studentesco morto sul nascere.
Non è un’epopea familiare “Roma” (che deve il suo titolo all’omonimo quartiere di Città del Messico in cui è ambientato), ma un mosaico ragionato di corpi, volti, avvenimenti, privo di rimpianto, visto con il senno di oggi e lo sguardo di ieri.
Daria Pomponio, Quinlan

ALFONSO CUARÓN
Filmografia:
La piccola principessa (1995), Paradiso perduto (1998), Y tu mamá también - Anche tua madre (2000), Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (2004), I figli degli uomini (2006), Paris, je t'aime (2006) ("17e Arrondissement"), The Shock Doctrine: The Rise of Disaster Capitalism (2007), Gravity (2013), Roma (2018)

Martedì 3 dicembre 2019:
BEATE di Samad Zarmandili, con Donatella Finocchiaro, Paolo Pierobon, Maria Roveran, Lucia Sardo, Cristina Chinaglia

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