Borgomanero: torna il cineforum del martedì

Martedì 29 ottobre torna a Borgomanero l'appuntamento con il cineforum. Al Cinema Nuovo è in programma "Gloria Bell".

La scheda del film

Regia: Sebastián Lelio
Sceneggiatura: Sebastián Lelio
Musiche: Matthew Herbert
Arredamento: Dianna Freas
Effetti: Tomas Roca, The Garage VFX
Interpreti: Julianne Moore (Gloria), John Turturro (Arnold), Caren Pistorius (Anne), Michael Cera (Peter), Brad Garrett (Dustin), Holland Taylor (Hillary), Jeanne Tripplehorn (Fiona), Rita Wilson (Vicky), Chris Mulkey (Charlie), Cassi Thomson (Virginia), Tyson Ritter (Neighbor), Jesse Erwin (Theo), Roberta Hanlen (Amanda Pollard), Sean Astin (Jeremy)
Produzione: Juan De Dios Larraín, Pablo Larraín, Sebastián Lelio per Fabula/Filmnation Entertainment
Distribuzione: Cinema di Valerio De Paolis
Durata: 102’
Origine: U.S.A., Cile, 2018
Data uscita: 7 marzo 2019

Gloria Bell è una donna di cinquant'anni con due figli ormai adulti e un divorzio alle spalle; nonostante la routine e la solitudine di tutti i giorni, non ha nessuna intenzione di smettere di godersi la vita e di credere all'amore, tra notti di balli sfrenati nei club di Los Angeles e amanti passeggeri. Durante una di queste serate, incontra Arnold (John Turturro): tra i due nasce una passione inaspettata, che li travolgerà con tutte le sue gioie e, soprattutto, le sue complicazioni. Ma per Gloria Bell, in fondo, nulla è insuperabile finché si può continuare a ballare.
Dotata di occhialoni per fare pendant con il primo “Gloria”, Julianne Moore in “Gloria Bell” del regista cileno Sebastián Lelio prende tutta la scena insidiata dalla presenza insinuante di John Turturro. Sembrerebbe un remake precisamente riproposto del suo precedente successo, ma in realtà ci sembra che Lelio racconti una storia e un’atmosfera completamente differente, pur nei precisi riferimenti con il suo film del 2013: Gloria Bell è una cinquantenne divorziata con figli adulti e indipendenti, con un lavoro in ufficio e abbastanza voglia di vivere da recarsi nei club a ballare e a bere qualche drink, senza rifiutare l’idea di incontrare un nuovo partner.
Che una cinquantenne sia sul viale del tramonto sembra improbabile pensarlo in un film americano (come suggella la serie “Sex & the City”), ma qui è reso credibile dall’atmosfera di malinconia che avvolge tutta la vicenda, come una affettuosa coltre protettiva a non dare eccessive speranze alla protagonista, così abile nell’affrontare le sfumature della sua quotidianità con una risposta sempre positiva.
In “Gloria” Lelio aveva realizzato forse il primo film cileno a mostrare al grande pubblico la società cilena contemporanea senza riferimenti al drammatico passato che corrono evidenti o sotterranei in altri film (da Larraín a Scherson), ma sviluppando riferimenti alla vita di tutti i giorni della classe media riguardanti lavoro, famiglia, amicizia (non senza frecciatine ai comportamenti dei suoi connazionali), affermando l'importanza dell'indipendenza. Oltre a iniziare inedite camera car su Santiago. Anche nei suoi coraggiosi film successivi, “Una donna fantastica” (premio Oscar come miglior film straniero nel 2018) metteva in scena tematiche tabù come il desiderio femminile o l'orgoglio omosessuale, altro controverso nodo irrisolto. E iniziava a girare fuori dal paese già con “Disobedience” (2017), produzione Irlanda e U.S.A., anche qui con una tematica di affermazione di indipendenza anche spirituale oltre che di scelte di vita.
La musica pop degli anni '70 che Gloria Bell canta in macchina è la sua compagnia, elemento principale di Gloria era la ricerca dell'amore in quella atmosfera musicale che fa parte integrante della vita cilena, con l'ironico sottinteso che appartiene a tutto l'universo musicale latino con quei boleri da non prendere sul serio, dove «Yo sin ti no soy nada» significa «ne trovo subito un'altra».
Nel personaggio di Gloria si mescolano dolore e ironia, situazioni amare e comiche, anche se in Gloria Bell la malinconia è la parte predominante. I sottintesi poco si addicono alla società nordamericana, così spiazza un po' il comportamento di Gloria Bell losangelina, di fronte ai lati oscuri del suo nuovo partner. Compaiono nel film tanti particolari a suggerire in anticipo elementi disturbanti, come l'inquilino poco raccomandabile del piano di sopra che non compare mai ma incombe con le sue urla, il suo gatto egizio scheletrico, che lei coccola come fosse d'angora, la vista che la sta lasciando. Ed altri particolari che dovrebbero metterla sull’avviso a proposito degli assurdi hobby di Arnold, l'uomo incontrato al club, così diverso dagli altri. Ma lei affronta tutto con un sorriso, anche in quel Vertigo Park dove plotoni di dementi passano il tempo a sparare colori su bersagli.
John Turturro è, come Julianne Moore, spettacolare nella sua interpretazione, un misto di profondità e vacuità: lei procede nella vita con un desiderio di felicità, lui riesce a emanare un torbido fascino che nasconde disturbi di personalità piuttosto che profondità insondabili (come avviene nella maggior parte dei casi), utile tutorial per donne sole, mai provare ad approfondire. Anche Arnold è divorziato, ma mentre lei lo è da dieci anni e il marito ora ha una nuova moglie molto più giovane di lei, lui lo è da appena un anno e vive come se fosse ancora sposato, attaccato al cellulare e pronto a scattare ad ogni richiamo di moglie e figlie.
Tutto precipita, ma come sul Titanic bisogna affrontare la fine danzando e cantando e la canzone scelta ovviamente è la hit di Umberto Tozzi, entra odio ed esce amore dal nome Gloria.
Silvana Silvestri, Il Manifesto

L’idea di remake è antica quanto il cinema, ma la peculiarità di “Gloria Bell” è di essere un rifacimento a opera dell'autore stesso del primo film, Sebastián Lelio, che a distanza di una manciata d'anni è tornato sul copione, trasferendo la storia dall'originaria cornice cilena a quella americana, e facendo di nuovo centro. Anzi, forse “Gloria Bell” è addirittura meglio di “Gloria”: la vicenda è essenzializzata, nella introiettata interpretazione di John Turturro il personaggio maschile acquista toni di più sottile ambiguità, e Julianne Moore, anche produttrice, è straordinaria: un femminile concentrato di fragilità e di forza, di desiderio d'amore e di pudore, di matura consapevolezza e di ingenua freschezza.
Alessandra Levantesi Kezich, La Stampa

SEBASTIÁN LELIO
Filmografia:
4 (1995), Música de cámara (1996), Smog (2000), Fragmentos urbanos (2002) (“Ciudad de Maravillas”), Carga vital (2003), La sagrada familia (2006), Navidad (2009), El año del tigre (2011), Gloria (2013), Una donna fantastica (2017), Disobedience (2017), Gloria Bell (2018)

Martedì 5 novembre 2019:
SULLA MIA PELLE di Alessio Cremonini, con Alessandro Borghi, Jasmine Trinca, Max Tortora, Milvia Marigliano

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