Borgomanero: tornano i martedì del cineforum

Martedì 7 gennaio torna l'appuntamento con il martedì del cineforum a Borgomanero. Sullo schermo del cinema Nuovo arrivano "I fratelli Sisters".

La scheda del film

Titolo originale: The Sisters Brothers
Regia: Jacques Audiard
Interpreti: Joaquin Phoenix (Charlie Sisters), Jake Gyllenhaal (John Morris), John C. Reilly (Eli Sisters), Riz Ahmed (Hermann Kermit Warm), Rutger Hauer (Commodore), Carol Kane (signora Sisters), Aldo Maland (giovane Eli Sisters), Ian Reddington (il padre), Theo Exarchopoulos (giovane Charlie Sisters), Hugo Dillon (dottor Crane)
Soggetto: Patrick deWitt (libro)
Sceneggiatura: Jacques Audiard, Thomas Bidegain
Fotografia: Benoît Debie
Musiche: Alexandre Desplat
Montaggio: Juliette Welfling
Scenografia: Michel Barthélémy
Arredamento: Angela Nahum
Costumi: Milena Canonero
Effetti: Juan Ramón Molina, Adrian Popescu, Cédric Fayolle
Suono: Valérie Deloof, Cyril Holtz (missaggio)
Produzione: Pascal Caucheteux, Michael De Luca, Alison Dickey, Megan Ellison per Annapurna Pictures/Michael De Luca Productions
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 122'
Origine: Francia, Belgio, Romania, Spagna, 2018
Data uscita: 2 maggio 2019
Leone d'Argento - Premio per la migliore regia alla 75. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia (2018).

Oregon, 1851. Eli e Charlie Sisters sono fratelli e pistoleri virtuosi al servizio del Commodore, padrino locale che li lancia sulle tracce di Herman Warm, cercatore d'oro fuggito in California. L'uomo ha messo a punto un processo chimico per separare l'oro dagli altri residui minerali su cui il Commodore vuole mettere le mani. A cavallo, i Sisters avanzano verso il loro obiettivo per torturarlo e poi piantargli una pallottola in testa…
Certe volte il cinema è bizzarro. Perché capita che nel giro di neanche 24 ore ti metta di fronte a due film completamente distanti, per racconto, ambientazioni, periodo, eppure così radicalmente vicini.
E così, dopo il polar umanista di Oelhoffen (Frerès Ennemis), film che non può non aver fatto pensare ad una matrice molto prossima alla poetica di alcuni lavori di Jacques Audiard, ecco che la Mostra di Venezia ospita proprio la nuova opera del regista de “Il Profeta” e “Dheepan”, “The Sisters Brothers”, western ambientato nel 1851 e incentrato - guarda caso - su due fratelli, che di cognome fanno Sisters, ovvero “sorelle”.
Sulle loro mani scorre il sangue, quello di criminali o innocenti in egual misura, perché per vivere Charlie ed Eli Sisters sanno fare solamente questo: uccidere. Assoldati, ancora una volta, dal losco commodoro (Rutger Hauer, un paio di pose, entrambe silenziose, la prima lo scorgiamo dietro ad una finestra, la seconda in una bara), i due si mettono sulle tracce di un detective (Jake Gyllenhaal) impegnato a seguire un uomo (Riz Ahmed) che deve prima essere bloccato. E poi, ovviamente, fatto fuori.
Dall’Oregon alla California, il viaggio non sarà solamente uno spostamento di natura fisica. E seppur rifuggendo la più ovvia mitologia insita nella cinematografia western, Audiard trasla quell’anomalo romanzo di formazione firmato da Patrick deWitt (su cui il film è naturalmente basato) in un anomalo ‘on the horses’ che guarda sì ad esempi recenti quali “Hostiles” o “Le tre sepolture” ma operando uno scavo ancor più intimistico sulla natura dei rapporti umani. E sulla possibilità, o meno, che la natura degli uomini possa mutare a seconda delle prospettive in campo. Caccia all’uomo e caccia all’oro: Audiard per tutta la prima parte del film sembra voler costruire una sorta di doppio buddy-movie, con questo strano gioco delle coppie Reilly-Phoenix / Gyllenhaal-Ahmed, sfruttando gli evidenti contrasti in gioco, maggiormente evidenti per quello che riguarda i personaggi dei due fratelli. Uno, Charlie, pragmatico e senza fronzoli, è nato per uccidere e per sbronzarsi; l’altro, Eli, sembra invece più incline a farla finita con quel tipo di vita, è aperto al nuovo, al punto di acquistare anche uno spazzolino da denti (avete mai visto un western in cui qualcuno si lava i denti?…), porta con sé uno scialle lasciato in eredità da un’amata di cui non sapremo nulla di più, si affeziona al proprio cavallo neanche fosse suo figlio: così lontani, così diversi (anche fisicamente, non a caso), entrambi però cresciuti all’ombra di un padre violento e ubriacone. È un discorso legato alla violenza dei padri fondatori contrapposta ad un’utopia di civilizzazione e realtà democratica: Hermann Kermit Warm (Riz Ahmed), l’oggetto della caccia iniziale, è un chimico che ha scoperto una formula in grado di far brillare l’oro che si nasconde tra le pietre dei letti dei fiumi. Morris (Gyllenhaal), il detective assunto con il compito di rallentarne la corsa e tenerlo fermo in attesa dell’arrivo dei due fratelli, un uomo, anche lui, fuggito da un padre non proprio irreprensibile.
Il percorso di ognuno di questi quattro personaggi conduce ad una sorta di illuminazione. Perché non è tutto oro quel che luccica, ma ogni tanto si può anche credere che sia così. Cambiando il modo di vedere le cose.
Prova a farlo, in qualche modo, lo stesso Audiard, che per la prima volta abbandona le periferie urbane e si tuffa nell’ignoto di una natura fredda e inospitale, alternandola a piccoli e polverosi paesini (come il neonato Mayfield, nella fase forse più esilarante del film) fino ad arrivare al caos di San Francisco. Mutano le ambientazioni e il periodo storico, restano le stimmate di un cinema che non dimentica mai l’oggetto primario della sua attenzione: l’uomo, la sua natura, la profondità delle relazioni, la sua violenza e le aberrazioni, la ricerca di felicità e la possibilità di un cambiamento.
Valerio Sammarco, Cinematografo.it

Primo film americano di Jacques Audiard, “The Sisters Brothers” conquista l'Ovest e riflette a colpi di colt sulla fraternità biologica. Tra l'Oregon e la California, la strada è lunga e gli incontri tanti, il viaggio cova l'oro e un segreto: la consapevolezza che la fratellanza non è un sentimento vano. Realista e parodico, “The Sisters Brothers” è un percorso iniziatico che mette alla prova il legame di fraternità che unisce i Sisters. Il cognome (Sisters), che contempla la sorellanza dei fratelli e la grazia del gesto femminile (si prendono cura l'uno dell'altro tagliandosi reciprocamente i capelli), corregge il culto della virilità rimproverato al regista in “Dheepan”, thriller politico a base di testosterone, ideologia passiva e artiglieria pesante. Pieno di humor nero e di profondità insospettabili, di personaggi truculenti e avventure memorabili, il western di Audiard riprende i codici del genere per deviarli come un treno impazzito nell'America della corsa all'oro.
Adattamento del romanzo omonimo di Patrick deWitt, “The Sisters Brothers” va al di là dell'omaggio al genere e insegue le sue prede al fianco di due criminali che incarnano alla perfezione il folclore del Far West.
Marzia Gandolfi, Mymovies.it

JACQUES AUDIARD
Filmografia:
Regarde les hommes tomber (1994), Un héros très discret (1996), Sulle mie labbra (2001), Tutti i battiti del mio cuore (2005), Il profeta (2009), Un sapore di ruggine e ossa (2012), Dheepan - Una nuova vita (2015), I fratelli Sisters (2018)

Martedì 14 gennaio 2020:
EUFORIA di Valeria Golino, con Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Isabella Ferrari, Valentina Cervi, Jasmine Trinca

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