Teatro, al Coccia va in scena il dittico "Suor Angelica - Cavalleria rusticana"

Sabato 14, alle 20,30, e domenica 15 dicembre, alle 16, sul palco del Teatro Coccia di Novara arriva il dittico "Suor Angelica - Cavalleria rusticana", diretto da Daniele Agiman per la regia di Gianmaria Aliverta.

L’opera sarà introdotta sabato 14 dicembre alle 19.45 e domenica 15 dicembre alle 15.15 da "Due chiacchiere su..." con il direttore del Teatro e il cast artistico.

Per informazioni e biglietti www.fondazioneteatrococcia.it - 0321233201.

Suor Angelica
Verso la fine del Seicento, per aver avuto un figlio al di fuori del matrimonio, la nobile Angelica è stata costretta dalla famiglia alla clausura e per sette anni ha atteso invano una qualunque visita. Giunge inattesa la Zia Principessa, ma solo per farle firmare un atto di rinuncia al patrimonio. Angelica chiede notizie del figlio, di cui ha molta nostalgia e, senza pietà, la Zia la informa che è morto, lasciandola nella più cupa disperazione. Angelica decide di suicidarsi e, dopo aver distillato il veleno dai fiori, lo ingerisce. Al rimorso che la coglie subito dopo, la Madonna risponde con un miracolo: accompagnata dalla musica proveniente dalla cappella, in segno di perdono appare sospingendo un bimbo.

Cavalleria rusticana
Giorno di Pasqua in un paese della Sicilia orientale. Turiddu canta una serenata a Lola: prima di partire per la guerra le ha giurato amore eterno ma lei, durante la sua assenza, ha sposato Alfio. Turiddu, di ritorno, per vendicarsi ha iniziato a corteggiare Santuzza e, con la promessa di sposarla, l’ha sedotta, ma non può dimenticare l’antico legame. Santuzza se ne accorge e cerca Turiddu per comprendere il suo comportamento. Confida i suoi timori anche a Lucia, madre del giovane, svelandole ciò che prova come donna disonorata e abbandonata. Turiddu è insensibile a Santuzza che decide di rivelare tutto ad Alfio. I due rivali s’incontrano in piazza dopo la messa e si lanciano una sfida: il duello avrà luogo dietro l’orto. Turiddu, che si finge ubriaco, saluta con commosse parole la madre, a cui affida l’affranta Santuzza, e va ad incontrare Alfio: poco dopo dall’orto giunge l’urlo di una donna: «Hanno ammazzato compare Turiddu!».

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