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Domenica, 14 Aprile 2024
Meteo

Inversione termica, perché in pianura fa più freddo che in collina e montagna?

La spiegazione del meteorologo 3BMeteo Edoardo Ferrara

La provincia di Novara e del Vco, come gran parte d'Italia, in questo periodo è condizionata dall’anticiclone subtropicale che determina temperature ben oltre le medie ma non proprio ovunque. Dove resiste l’inversione termica rimane freddo con nebbie, inquinanti. A spiegare questo fenomeno è il metereologo di  3B Meteo  Edoardo Ferrara. Vediamo di cosa si tratta.

"In queste giornate caratterizzate dall'anticiclone subtropicale - spiega Ferrara - abbiamo parlato di temperature miti per il periodo e spesso sopra la media, non propriamente invernali. Tuttavia vi sono delle aree dove il freddo invernale resiste, con anche intense gelate: non si tratta di freddo provocato da irruzioni artiche o continentali, ma indotto in loco dal cosiddetto processo di inversione termica, quanto basta per domandarsi da chi ne è coinvolto dove siano queste temperature miti visto che fa freddo. 

In presenza di forti e durature strutture di alta pressione anche il Piemonte sperimenta spesso periodi come quello che stiamo vivendo in cui le temperature rimangono più basse in pianura rispetto che a quote superiori. L'atmosfera risulta spesso stratificata con aria calda in quota che galleggia sopra uno strato di aria fredda. Questo perchè, a parità di anticiclone, a differenza delle altre stagioni dell'anno, in pieno inverno la radiazione solare è troppo debole e non avvengono i processi termodinamici legati al riscaldamento diurno dal basso (il sole scalda la terra che a sua volta riscalda l'aria sovrastante che salendo di quota riscalda gli strati superiori) e di conseguenza l'aria non si rimescola. In questi giorni a Novara, anche a causa della nebbia, abbiamo temperature minime sempre sottozero, mentre durante il giorno si faticano a superare gli 8°C, spesso si rimane anche molto più bassi nelle zone di pianura in cui persiste la nebbia.

Contemporaneamente le zone montuose non soggette a inversione termica, come il Mottarone, non scendono mai sotto i 2°C di notte e di giorno arrivano intorno ai 10°C; ma la situazione è identica anche in alta quota anche ai 2000 metri di Ceppo Morelli, sopra Macugnaga, sono diversi giorni che non si scende sotto lo zero e i valori diurni si avvicinano ai 7-8°C.

Nei prossimi giorni una temporanea dissoluzione delle nebbie in pianura permetterà alla temperature massime di salire anche in pianura oltre i 10°C con minime però sempre intorno allo zero, mentre nel corso del weekend nuovo afflusso di aria molto mite in quota e probabile ritorno delle nebbie in pianura". 

Quando fa più freddo in pianura che in collina e in montagna

"In Italia  - continua nella sua spiegazione Ferrarara - sovente siamo interessati dall'anticiclone subtropicale anche in inverno, dunque caratterizzato dall'afflusso di masse d'aria mite o calda. Queste si palesano con facilità in estate ma in inverno possonotrovare un ostacolo: laddove la configurazione orografica lo permette, quindi vallate alpine/appenniniche e in generale la Valpadana che è chiusa per tre quarti da Alpi e Appennino, l'aria fredda sedimenta al suoloe non si avverte la mitezza. Durante infatti le lunghe notti invernali la superficie si raffredda per il cosiddetto irraggiamento notturno, accumulando dunque aria fredda chesi stratifica e sedimenta in quanto più pesante dell'aria calda. Questo processo di sedimentazione e accumulo viene favorito da due fattori: in primo luogo dall'assenza di vento, tipico delle giornate anticicloniche, che quindi non rimescola l'aria; in secondo luogo come già accennato dalla configurazione orografica giusta, ovvero una valle chiusa anche se vasta come la Valpadana, un fattore che ne limita la dispersione. In questa circostanza dunque l'aria calda pilotata dall'anticiclone letteralmente 'galleggia' sopra lo strato di aria fredda che viene a crearsi in pianura, creando la condizione di inversione termica: in Pianura Padana nei primi 200-300 metri di altezza l'aria è fredda, mentre a partire dalle quote collinari e in montagna le temperature anziché calare con la quota aumentano. 

Ristagno di umidità, inquinanti, neve da nebbia o neve chimica

"La sedimentazione dell'aria fredda nei bassi strati - prosegue Ferrara - determina inoltre altre due dinamiche: il ristagno di umidità che condensa più facilmente in aria fredda, con la formazione della nebbia, ma anche il ristagno di inquinanti. Le polveri sottili emesse in larga parte dalle attività antropiche infatti per disperdersi verso l'alto devono essere trascinate dalle cosiddette correnti ascensionali, che si creano quando al suolo fa più caldo rispetto in quota e pertanto l'aria calda, più leggera, sale verso l’alto (condizione praticamente sempre verificata in estate).

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Ma in casi di inversione termica, come abbiamo visto, al suolo fa più freddo che in quota, dunque l'aria si stratifica e gli inquinanti rimangono intrappolati entro il cosiddetto strato inversionale, in genere nei primi 300-400m di quota. Non solo, ma laddove persiste la nebbia e le temperature sono sottozero si possono avere deboli precipitazioni nevose, non quindi indotte da una perturbazione, ma dalla nebbia stessa. Circostanza che può venire ulteriormente incentivata se vi è presenza di polveri sottili, che fungono da nuclei di condensazione per la formazione del fiocco di neve: in questi casi si ha dunque a che fare con la cosiddetta neve chimica, che può peraltro imbiancare il suolo con qualche centimetro". 

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