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Ius Soli, la senatrice Elena Ferrara aderisce allo sciopero della fame

Anche la parlamentare novarese ha cominciato la staffetta di digiuno per riportare in aula la legge sulla cittadinanza

Anche la senatrice novarese Elena Ferrara ha aderito allo sciopero della fame per sollecitare il Parlamento a discutere la legge sullo Ius Soli, la nuova legge sulla cittadinanza che attende di essere esaminata dal Senato. 

"Chiediamo che non si lasci nulla di intentato - ha motivato la sua scelta in una lettera aperta la senatrice di Oleggio - per l’approvazione della legge sullo ius soli e per questo ho cominciato (ieri, giovedì 5 ottobre, ndr) la staffetta di digiuno. Voglio ringraziare il ministro Graziano Delrio per aver aderito all’iniziativa, promossa da docenti e insegnanti e che ho rilanciato insieme al presidente della Commissione Diritti Umani del Senato Luigi Manconi e il collega Paolo Corsini".

"Ho sentito spesso dire nelle ultime settimane che il via libera alla legge potrebbe incidere sul prossimo esito elettorale - ha aggiunto Elena Ferrara - io credo che chi fa politica debba pensare a fare la cosa giusta, a rispettare fino in fondo la fiducia che l’elettorato gli ha accordato. Quella sullo Ius Soli è una legge giusta e mi dispiace profondamente che sia oggetto di costante strumentalizzazione politica ed ideologica".

Cosa prevede la nuova legge?

"La norma in attesa di discussione al Senato - ha precisato la senatrice oleggese - prevede che un bambino nato in Italia diventi automaticamente italiano se almeno uno dei due genitori si trova legalmente in Italia da almeno 5 anni. Se il genitore comunque in possesso di permesso di soggiorno non proviene dall’Unione Europea, deve anche avere un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale; disporre di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge; superare un test di conoscenza della lingua italiana".

La nuova legge prevede anche un secondo criterio per ottenere la cittadinanza prima dei 18 anni: i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni potranno richiedere la cittadinanza se hanno frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato almeno un ciclo scolastico. I ragazzi nati all'estero ma arrivati in Italia tra i 12 e i 18 anni potranno ottenere la cittadinanza dopo aver abitato in Italia per almeno sei anni e avere superato un ciclo scolastico.

"Si tratta di ragazzi che parlano la nostra lingua - ha sottolineato Ferrara - spesso solo quella. Ragazzi che frequentano le nostre scuole, ma che non possiamo chiamare connazionali. Un paradosso legato ad un anacronistico diritto di sangue che poco o nulla ha a che spartire con l'adesione ai valori costituzionali, quello della dignità umana e dell’affermazione dei diritti inviolabili della persona. Una comunità integrata, solidale, aperta e positiva, sarà più forte, moderna e, soprattutto, sicura. L'integrazione non può danneggiare nessuno, se non chi fa leva sulla paura e la xenofobia per trovare facili consensi. Lo dico chiaramente: lo Ius Soli non 'garantisce' bensì 'conferisce' la cittadinanza ai soggetti minorenni di quelle famiglie che dimostrano di compartecipare alla nostra cultura, di conoscere e rispettare la costituzione". 

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