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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Politica

Regione Piemonte: nuova legge sulla caccia, no al referendum

La via scelta dalla Giunta regionale è quella di arrivare presto a una nuova legge sulla caccia, evitando così il referendum, per impedire uno spreco di denaro. Sacchetto: "La libertà di ciascuno deve finire dove inizia quella degli altri"

La Regione Piemonte si avvia ad approvare una nuova legge che regolamenti la caccia a livello regionale.

L’assessore all’Agricoltura Claudio Sacchetto, durante la riunione della Commissione consiliare del 16 gennaio, ha ritirato l'emendamento che voleva abrogare l'attuale legge, per optare al varo di un nuovo testo.

"L’emendamento non era un atto istintivo e avventato - ha sottolineato l'assessore Sacchetto - ma al contrario giuridicamente e amministrativamente valido. In attesa di un nuovo testo, in Piemonte sarebbe valsa la legge nazionale in materia, senza alcuna situazione estrema di vuoto legislativo come a qualcuno piace far credere. L’emendamento, non accettato in sede di Commissione, è stato allora da me ritirato. Non prima però di aver ricevuto la garanzia assoluta da parte dei suoi membri di un lavoro intensivo per arrivare a nuova legge regionale entro un mese e mezzo".

Secondo l'assessore all'Agricoltura, infatti, “Solo con una nuova normativa potremo lasciarci alle spalle una legge oramai superata e dotare il Piemonte di una regolamentazione moderna, che deve contemplare la caccia non come attività da relegare e soffocare, bensì da valorizzare nel suo ruolo di promozione turistica, di difesa dell’agricoltura dalla fauna selvatica in eccesso, di antica tradizione della nostra terra. In questo modo si può evitare il referendum risparmiando circa 20 milioni di euro, e soprattutto dare dignità ai cacciatori, che si trovano sempre più al centro di un accanimento ingiustificabile”.

Sono convinto - ha concluso Sacchetto - che la libertà di ciascuno deve finire dove inizia quella degli altri. Allo stesso modo penso che la democrazia indiretta, al pari e non meno di quella diretta, debba poter essere garantita con tutte le forze: a questo proposito sto lavorando con il massimo impegno nel tentativo di raggiungere un risultato costruttivo. Attacchi continui mirati, volti solo a screditare, spesso conoscendo poco la materia, non fanno il bene del Piemonte. Posizioni ambientaliste intransigenti di principio non possono guidare la regolamentazione della caccia: al residente in centro città probabilmente egoisticamente non importa del ruolo dell’attività venatoria nel contenimento della fauna selvatica e inconsapevole protesta, ma ai titolari delle 67mila aziende agricole insediate in Piemonte interessa la possibilità di non vedere i propri appezzamenti disastrati ogni anno dagli ungulati”.

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