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Lunedì, 6 Dicembre 2021
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Itinerari novaresi: il castello Sforzesco di Briona, tra storia e leggenda

Nel borgo a pochi passi da Novara un maniero ben conservato; tra le sue mura visse "il Don Rodrigo novarese"

A pochi minuti da Novara, dove le piane coltivate a risaia cedono il passo ai colli novaresi, resi noti dalla produzione vitivinicola, si incontra Briona. Il piccolo borgo (poco più di 1000 abitanti) deve il suo nome al termine celtico latinizzato Brigodunum, "fortificazione in altura" e rientra nella zona di produzione dei vini Colli Novaresi Doc. In loco si producono anche diverse varietà di miele.

Qui, a dominare la piana ed il pendio collinare retrostante, svetta imponente il castello Sforzesco, ad oggi perfettamente conservato ed abitato dai Marchesi Solaroli. La posizione ne fa un punto strategico già in epoca longobarda, anche se per le prime testimonianze scritte della presenza di una fortificazione bisognerà attendere il 1140, quando entrerà in possesso del conte Guido III di Biandrate. Il castello è un quadrilatero pressoché perfetto che cela al suo interno un cortile pensile quadrato, sorretto da volte a crociera all'altezza del primo piano. La torre che domina la costruzione, piuttosto esile, aveva probabilmente più una funzione di vedetta che militare.


Il Castello di Briona: cenni storici

Con l'avvento della signoria viscontea, Briona entrò nella sfera di influenza di Milano. Nel 1356 i Visconti ne fecero una base per le loro lotte contro i Marchesi del Monferrato, in particolare Giovanni Paleologo che per anni devastò e saccheggiò le fortezze del novarese.
Nel 1449 Francesco Sforza concesse in feudo al suo fido Giovanni Tornielli il "castrum e locum Brione" e con esso il potere di riscossione e di amministrare la giustizia. Fu proprio il Tornielli a edificare la rocca, fulgido esempio tra le costruzioni militari del territorio. La famiglia Tornielli resse e migliorò il maniero per oltre un secolo, tra alterne fortune e cambi di alleanze politico-militari; dapprima con gli Sforza, poi spalleggiando i francesi contro Lodovico il Moro, infine con gli spagnoli. Alla morte del Conte Manfredo Tornielli, avvenuta nel 1583 senza eredi maschi, una sentenza stabilì la legittimità delle richieste avanzate dalle figlie Barbara e Antonia, consegnando il castello alla quinta generazione Tornielli.


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Giovanni Battista Caccia e la figura di Don Rodrigo

Malgrado le importanti vicende storiche legate ai Conti Tornielli, vi è un personaggio in particolare che è rimasto impresso nell'immaginario novarese e non solo. Nel 1598 infatti Giovanni Battista Caccia, detto "il Caccetta" probabilmente per la sua statura, si trasferì nella rocca dopo il matrimonio con Antonia. Personaggio controverso dalla condotta libertina e spregiudicata (fu infatti un donnaiolo e reo di molti delitti per mano dei suoi "bravi") fu prolifico in attività antispagnole.
Prima di essere condotto a Milano e lì decapitato nel 1609 la fama delle sue gesta, narrata dalle carte processuali, si diffuse a tal punto - e tante sono le similitudini - che in molti concordano esser stato preso come spunto da Alessandro Manzoni per l'ideazione del personaggio di Don Rodrigo ne "I Promessi Sposi". Curiosità: una sua cugina prese i voti come monaca, trasferendosi a Monza.
Nella piazza del paese, antistante la rocca, si trova "l'Osteria del Caccetta" che nell'insegna reca proprio il ritratto di Don Rodrigo, a sottolineare la somiglianza tra i due (nell'immagine sopra Don Rodrigo, wikipedia). Anni dopo la sua sua morte Barbara Guasco, nipote di Manfredo Tornielli, rientrò in possesso della fortezza che fu infine ceduta nel 1864 al Barone e Generale sabaudio Paolo Solaroli, diplomatico ed effettivo aiutante di Re Vittorio Emanuele II, che tre anni dopo lo insignì del titolo di Marchese di Briona. Ancor oggi l'edificio è abitato dai suoi discendenti ed è visitabile solo esternamente.

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