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Concerto d’operetta: Novara ha regalato emozioni

Un successo, una felicità musicale tangibile nella presenza del pubblico che non si è lasciato scoraggiare dalla pioggia, che a tratti ha bagnato la serata; pubblico che è rimasto ad ascoltare, rapito dall’atmosfera magica che hanno saputo regalare i protagonisti; pubblico che si è rifugiato sotto il balcone e la torre del Castello per apprezzare il grande talento di Marta Calcaterra soprano, di Umberto Scida baritono ed attore, e del Maestro Paolo Beretta al pianoforte. La Fondazione Teatro Coccia, in collaborazione con il Comune di Novara ha voluto dare un bel “segnale, un messaggio di speranza, con questo allestimento”. Queste le parole di Marta Calcaterra nell’intervista esclusiva che ha rilasciato poco prima dell’inizio serata: https://youtu.be/jGx8ZUryFeg

Presente tra il pubblico, alla serata, il soprano Luciana Serra con cui Marta Calcaterra si è perfezionata. Un Concerto d’Operetta classico, senza la presenza del corpo di ballo per il rispetto della normativa anticovid, con il pubblico distanziato, gli ingressi contingentati e l’attenzione continua alla sicurezza dei presenti. Un successo e non poteva essere diversamente; il pubblico rapito e partecipe grazie alla splendida presenza scenica, musicale e teatrale dei protagonisti: il Baritono Umberto Scida ha coinvolto i presenti con una teatralità empatica di tutto rispetto, instaurando sin dalle prime note un costante dialogo di emozioni con la platea; Marta Calcaterra, una voce incantevole, piena ed alta, che racchiude quella serenità e spensieratezza che l’Operetta porta in sé, una bellezza a tutto tondo, che si esprime nella gestualità e nelle movenze che accompagnano i brani, senza far mai dimenticare il timbro cristallino, di soprano acclamata e riconosciuta, della sua preziosa voce. Un programma di ampio respiro musicale, con il Maestro Paolo Beretta al pianoforte che ha eseguito alcuni brani da solista con virtuosismo tecnico unito a grande passione interpretativa. Emmerich Kálmán, "Hurrà!" da La principessa della Czardas Franz Lehár, "Fox trot delle gigolettes" da La danza delle libellule Emmerich Kálmán, "Ma senza donne" da La principessa della Czardas Leon Bard, "Valzer di Frou Frou" da La duchessa del Bal Tabarin Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato, "La giavanese" da Il paese dei campanelli Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato, "Fox della luna" da Il paese dei campanelli Johann Strauss, "Wiener blut" da Sangue viennese Ralph Benatzky, "Al cavallino" da Al cavallino bianco Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato, "O cin, ci, là" da Cin, ci, là Franz Lehár, "Le sirene della danza" da La vedova allegra Franz Lehár, "Stanotte faccio il parigin" da La vedova allegra Franz Lehár, "Aria di Vilja" da La vedova allegra Nel nostro video due brani della serata.

https://youtu.be/spbXfxS35e0

Marta Calcaterra, novarese, si laurea giovanissima, con il massimo dei voti, in Lettere Classiche all’Università degli Studi di Milano e si diploma in canto, con il massimo dei voti, presso l’Istituto Musicale A. Peri di R. Emilia. Attualmente si perfeziona con la signora Luciana Serra. Vincitrice dei Concorsi Internazionali di Canto di Càscinalirica (ruolo di Hanna Glavari in “La Vedova Allegra” di Lèhar), F. Alfano di Sanremo (ruolo di Berta in “Il barbiere di Siviglia” di Rossini, 2006, Concerto dei vincitori trasmesso da Raiuno, dir. A. Sisillo, Orch. Sinf. di Sanremo), “Primo palcoscenico” di Cesena (ruolo di Despina in “Così fan tutte” di Mozart, 2006) e di Borsa di Merito al “Di Stefano” di Trapani (2006). Debutta giovanissima cantando in numerosi Teatri italiani (Coccia di Novara, Donizetti di Bergamo, Ponchielli di Cremona, Valli di R. Emilia, etc…) con la compagnia “InScena” di C. Abbati in”La vedova allegra” di F. Lèhar (come Hanna Glavari di cui DVD in commercio) e in “Madama di Tebe” e, con la Fondazione Toscanini di Parma, in “La vedova allegra” (Valencienne) di F. Lèhar, dir. Massimo DeBernart. Marta Calcaterra: “Io ho iniziato con l’operetta e ne ho fatta tanta. Amo questi ruoli così pieni di vita e sono felice di dirvi che a settembre 2020 sarò nuovamente Valencienne, nella Vedova Allegra al teatro San Carlo di Napoli, con uno spettacolo firmato dal regista Damiano Michieletto. Ma quando parliamo di operetta bisogna distinguere quella italiana da quella mitteleuropea, tedesca in generale (parlo di autori come Lehar, Strauss) che scrivono in modo molto simile all’opera lirica e quindi in questo caso ci vogliono cast di grandi tenori e soprani. Questi spartiti non presentano in sostanza nessuna differenza a livello di tessitura, vocalità e difficoltà rispetto all’opera lirica. Diverso è il caso dell’operetta italiana (ad esempio Virgilio Ranzato con Cin Ci La o Il paese dei campanelli) che prevedono la figura del comico e della soubrette, per questi due personaggi la scrittura musicale è molto bassa e quindi può essere affidata anche ad attori di prosa, magari particolarmente dotati a livello vocale, o a persone che vengono dal musical. In Italia solitamente si vedono rappresentati titoli come La vedova Allegra di Lehar, Il pipistrello di Strauss,al massimo Kálmán con scritture e tessiture che sono decisamente di opere lirica, ma il fatto che siano scritte in tedesco rende più difficile la loro diffusione da noi ed è un vero peccato, perdiamo titoli meravigliosi e poco noti in Italia come la Giuditta ed Il paese del sorriso di Lehar. Lancio un appello ai teatri d’Italia: vi prego non facciamo sempre le solite operette, rilanciamo quelle meno conosciute e soprattutto eseguiamole con la corretta intenzione: spumeggianti, piene di vita e anche di classe!”

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