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I commercianti di Novara ed il lockdown: impressioni dalla "zona rossa"

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“Tenere le nostre attività aperte non solo per noi ma anche per dare un segnale alla gente”, queste sono le parole dei commercianti che abbiamo incontrato in questi giorni in cui il Piemonte è tornato nella situazione di chiusura “da pandemia”. Un momento difficile per operatori di settore e per i cittadini, che si trovano ad affrontare nuovamente paure e speranze già vissute nello scorso mese di marzo, con il primo lockdown che anche la nostra città ha vissuto. Incontriamo “le ragazze” del Celis, Dayana e Alice che con i loro sorrisi aperti cercano di rincuorare tra un caffè da asporto e due parole dietro la mascherina: “la mia clientela sin da subito ha mostrato collaborazione e rispetto delle regole”, così esordisce Dayana Celis, “così facendo ci ha agevolato tantissimo, noi abbiamo sempre lavorato nel totale rispetto dei DPCM e delle regole in esso contenute, siamo rimaste sempre aperte; certo rispetto a marzo ora sento nella clientela una paura forse più evidente”. Ma proprio per dare un segnale che il quartiere è presente hanno deciso di essere aperti anche la domenica “ad esempio la scorsa domenica eravamo l’unico bar aperto di Via Andrea Costa e questo ci ha aiutate e convinte ancora di più della scelta positiva della nostra apertura”. Stesse emozioni ed impegno per l’apertura anche all’edicola XX Settembre del Rondo’, “non è facile lavorare così, noi siamo sempre aperti per fare il nostro servizio, la gente viene normalmente anche se noto che sono molto più preoccupati, la situazione non è facile, ci conviviamo sperando finisca presto” queste le parole di Davide Pratico’. Anche Katia Zebra ci porta il suo punto di vista dall’interno della sua attività di parrucchiera sita in Via Biglieri, punto nevralgico dinanzi alla Questura che le consente di verificare gli umori e le preoccupazioni di molti abitanti del quartiere “da marzo ad oggi trovo che la gente sia più preoccupata, più insicura. Abbiamo seguito tutto le norme di sicurezza, ma purtroppo la situazione è preoccupante c’è poco lavoro”.

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