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Tragedia nella tragedia: i malati domiciliari e le case di riposo

Via Udine · Villaggio Dalmazia

In questi momenti tragici per l’Italia, siamo tutti angosciati, ma chiedo la vostra attenzione per portare alla luce quello che nella tragedia è un problema importante perché ci può toccare tutti: la gestione sciagurata da parte delle autorità sanitarie piemontesi di questa emergenza (badate bene non mi riferisco agli operatori sanitari che sono eroici, ma a chi dovrebbe metterli nelle migliori condizioni di lavoro, e sopratutto dovrebbe tutelare la loro e la nostra salute minata da questa epidemia maledetta).

Vengo diretto al punto. Purtroppo il maledetto coronavirus mi sta toccando da vicino, per la precisione la mia cara zia (ma dovrei forse chiamarla mamma-zia) che si trova attualmente in una Rsa di Borgolavezzaro, curata con amore e attenzioni da un personale eroico. Il punto è proprio questo: gli operatori fanno i miracoli… fanno tutto loro: la diagnosi, improvvisano cure, ma non ricevono alcun aiuto o supporto dalle autorità sanitarie. In sintesi: hanno chiesto senza successo di effettuare tamponi per gli ospiti e per gli operatori: risposta negativa. Hanno chiesto lumi sul protocollo sanitario: risposta Tachipirina e si aggravano non venite ad intasare gli ospedali; ossigeno, se ne avete, e preghiere. Hanno di loro iniziativa isolato i reparti.

Questa modalità si ripete in diverse Rsa novaresi e della provincia. Mi domando quindi: gli anziani in Piemonte hanno meno diritti degli altri cittadini, e chi ha fissato il limite di età e soprattutto quale è questo limite? Gli operatori delle Rsa, probabilmente sono in gran parte positivi al virus senza saperlo, tornano a casa e vanno a fare la spesa… li incontriamo tutti noi: perchè non sono sottoposti ai controlli? E’ possibile che il protocollo sanitario per chi si ammala e inizialmente ha sintomi blandi sia solo Tachipirina, cioè meno di un banale raffreddore? Non è possibile tentare come in altre regioni altre strade prima di arrivare allo stadio in cui puoi solo aspettare la morte attaccato all’ossigeno. Infine i numeri: vedendo le statistiche il Piemonte ha più o meno gli stessi infetti del Veneto, il doppio dei morti, l’età media dei morti più bassa, e 1/5 dei tamponi fatti…mi sembra che qualcosa che non vada ci sia.

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