Novara, da studente a testimonial: l’ultramaratoneta Simone Leo all’Omar

L'incontro con i ragazzi

Appuntamento speciale all’Omar. Giovedì 7 novembre l’ultramaratoneta novarese Simone Leo ha incontrato oltre 400 studenti dell’ITI Omar di Novara, sua ex scuola. L’incontro è inserito nel programma di “OMAR125. Dal passato al futuro”, che celebra i 125 anni di storia della scuola superiore fondata da Giuseppe Omar. L’istituto è stato lieto di poter invitare un ex studente che dopo aver concluso gli studi ha dato il via a una carriera fondata su valori importanti.

Leo è uno dei pochi italiani ad aver concluso molte delle ultramaratone più difficili al mondo. Il novarese le ha portate a termine tutte quante in un solo colpo (UltraBalaton 212 km, Nove Colli Running 203 km, Ultra Milano Sanremo 285 km, Spartathlon 246 km, Atene Sparta Atene 492 km, BadWater135 217 km, Brazil135 217 km).

Giovedì mattina nell’Aula Magna dell’istituto Simone Leo ha condiviso la sua storia: una storia apparentemente normale (Leo, antisportivo per eccellenza, ha iniziato a correre per un problema di sovrappeso), che è diventata poi “ultra”, fatta di sport. Il novarese ha saputo catturare l’attenzione degli studenti, che hanno fatto diverse domande, grazie alle sue avventure, ai suoi aneddoti in tanti km in diverse parti del mondo.

Il focus, un messaggio importantissimo: la possibilità di raggiungere i propri obiettivi, non per forza legati all’ambito dello sport, grazie a volontà, determinazione, pianificazione, strategia. Una testimonianza che ciascuno può far propria a seconda dei progetti di vita.

L’Omar ha ringraziato il suo studente con una targa personale e ha dato un annuncio: Simone Leo sarà il testimonial della prima “Omar Run”, corsa di 7 km che si correrà in primavera. 

Le parole dell’atleta: «E’ stato un ritorno emozionante, non ero davvero più entrato a scuola dall’anno del diploma e questo invito mi ha fatto molto piacere. Ringrazio l’istituto e in modo particolare il professore Andrea Capone, amico e soprattutto compagno di classe dalla scuola materna, fino alle superiori qui all’Omar. Sono contento, è una sorta di rivincita: ero l’antisportivo per eccellenza, uno degli ultimi nell’ora di educazione fisica, ora, anche se la corsa non mi piace, non è più così».

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