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Domenica, 23 Gennaio 2022

VIDEO | Caporalato a Novara: le condizioni in cui vivevano i lavoratori sfruttati

Appartamenti fatiscenti, condizioni igieniche precarie e degrado. Sono queste le condizioni in cui vivevano decine di lavoratori sfruttati a Novara. "Quando si pensa al caporalato si immagina sempre la campagna del sud Italia, ma non è così: anche al nord ci sono condizioni simili" ha spiegato il dirigente della squadra mobile della questura di Novara Massimo Auneddu.

Caporalato a Novara: lavoratori sfruttati e costretti a vivere nel degrado

L'operazione della questura ha scoperchiato un mondo fatto di miseria e sfruttamento che aveva la sua base proprio nella tranquilla città di Novara: a Sant'Agabio sono stati scoperti diversi appartamenti in cui vivevano decine di persone in condizioni disastrose. Si trattava di stranieri, per la maggior parte pakistani, portati in città dall'estero o reclutati in altre zone d'Italia con la promessa di un lavoro, che però era vero e proprio sfruttamento. Costretti a distribuire volantini anche per 17 ore di seguito, a piedi, con qualunque condizione climatica: ogni giorno li facevano salire su vecchi furgoni e li portavano in varie città del Piemonte, della Liguria, della Lombardia e della Valle D'Aosta per guadagnare 2 euro all'ora, senza nessuna garanzia. Ai lavoratori veniva fornito anche un alloggio, ma non gratis: per dormire in una stanza sovraffollata, con materassi buttati a terra e senza servizi igienici adeguati si doveva anche pagare l'affitto. Durante la pandemia non era garantita alcuna norma igienica di base, nemmeno le mascherine.

A capo di tutto tre persone, che hanno ricevuto ordinanze di custodia cautelare: Tanbeer Ussain, 44 anni, e Ijaz Asad, 32 anni, ritenuti i responsabili del reclutamento dei lavoratori, e Alessandro Cavalieri, 44 anni, che era considerato il "colletto bianco" della ditta e si occupava della parte imprenditoriale. Il novarese è già noto alla cronaca: oltre ad alcuni guai finanziari, Cavalieri nel 2012 era stato arrestato per gli incendi dolosi che hanno distrutto i camion di un imprenditore concorrente. A incastrarlo come mandante erano stati Giuseppe Lauretta, Vincenzo Fagone e Andrea Mattiolo, già condannati per l'omicidio dell'imprenditore novarese Ettore Marcoli e, a loro volta, arrestati e condannati proprio per le rivelazioni di Cavalieri. 

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