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Coronavirus, dal Vco l’appello: “Troppi disagi, i frontalieri sono esasperati”

Missiva dei sindaco del Verbano indirizzata al Consiglio dei ministri e alla Regione

La dogana tra Cannobio e Brissago in Canton Ticino

I sindaci del Verbano hanno deciso di far sentire un’unica grande voce unanime e di rivolgersi sia al presidente del consiglio dei ministri, sia al presidente della regione Piemonte. Tema: lo stato di esasperazione in cui versano in questi giorni i frontalieri che stanno continuando a lavorare. 

Sebbene anche in Svizzera molte meno persone escono di casa, sebbene alcuni negozi siano chiusi, qualcuno abbia applicato lo smartworking, ci sono anche coloro che ancora stanno lavorando perché le aziende produttive sono aperte. 

“Molti cittadini ci stanno contattando preoccupati per la loro salute alla luce delle misure attuate dal Canton Ticino, ma in special modo per quelle non prese, e questo ci costringe a scrivere questa missiva analoga a quella di altri sindaci lombardi, - hanno scritto nella lettera - il disagio creato dalla diversità di provvedimenti attuati per il contenimento del Covid19 da parte delle autorità elvetiche rispetto a quelle italiane sta esasperando i frontalieri. Parecchi datori di lavoro ticinesi hanno imposto ai frontalieri di trasferirsi al di là del confine per alcuni giorni al fine di assicurare la continuità produttiva nelle aziende, senza alcun rispetto della condizione personale dei lavoratori.

Abbiamo notizie di stanze d’albergo prenotate per far dormire colleghi tra di loro, nonché di dormitori improvvisati sul posto di lavoro, non curandosi quindi della regola che faticosamente in Italia stiamo facendo rispettare di non promiscuità nei rapporti sociali al di fuori dei propri familiari.

Molti valichi doganali minori inoltre sono chiusi da giorni con il risultato di creare code lunghe chilometri nei valichi principali, per noi a Cannobio, costringendo i nostri cittadini ad affrontare ore fermi in automobile alla frontiera, con il pretesto di eseguire maggiori controlli di sicurezza su chi accede in Svizzera. Segnaliamo però che le forze di polizia svizzera non eseguono alcun controllo sanitario, bensì chiedono semplicemente i documenti senza l’utilizzo di mascherine o di altri dispositivi di protezione individuale”.

E hanno continuato: “L’incidenza di contagi attuale segnalata dalle autorità elvetiche continua a salire, e nonostante ciò i provvedimenti igienico sanitari intrapresi dalle autorità oltreconfine sono nella misura di semplici raccomandazioni che ben conosciamo sul tenere la distanza e nell’igiene personale; solo da oggi (lunedì 16 marzo, nr) marzo sono chiuse le scuole, soltanto cinema, teatri e palestre sono stati chiusi, mentre nessun provvedimento significativo è stato deciso per le attività commerciali, ristorative o produttive fatta eccezione per il rispetto della distanza di un metro tra le persone; inoltre solo le manifestazioni con grande afflusso di pubblico sono state vietate.

Scriviamo questa lettera per far risuonare la voce dei nostri concittadini che, con più che comprensibile preoccupazione, ci domandano come si possa fermare l’epidemia se i sacrifici che stiamo compiendo in Italia rischiano di essere vanificati per via della diversità di restrizioni applicate oltreconfine. Qualsiasi sforzo compiuto dai nostri Comuni e dai nostri concittadini rischia di essere inutile se queste migliaia di frontalieri del Vco non verranno tutelati nei loro diritti dallo Stato Italiano e dalla Confederazione elvetica.

Riteniamo indispensabile che le autorità italiane e svizzere decidano azioni coordinate per fronteggiare l’emergenza nonché per tutelare la salute dei frontalieri e delle loro famiglie che in questo momento stanno vivendo enormi disagi lavorativi e familiari, scongiurando qualsiasi caso di contagio di ritorno da oltreconfine”.

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