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Incontro sul lago tra un boss della 'ndrangheta e un imprenditore per un "affare"

I dettagli della maxi inchiesta che ha portato a 18 arresti in tutta Italia

Repertorio

Una cena Stresa tra un presunto boss della 'ndrangheta e un imprenditore per creare un nuovo business.

Questo è uno dei dettagli che emerge da un'inchiesta della guardia di finanza milanese, come riporta MilanoToday. L'indagine è partita da una frode carosello per evadere l'Iva nel settore delle telecomunicazioni, tutta messa a segno — secondo le accuse della guardia di finanza — attraverso l'utilizzo di una rete di società "cartiere" e "filtro" intestate a prestanome. E i volumi sarebbero imponenti: dal 2015 al 2018, attraverso fatture false per 160milioni di euro, avrebbero evaso imposte per oltre 34milioni. Nella cena sul lago, avvenuta nel marzo 2018, tra un presunto boss e l'imprenditore al centro dell'inchiesta, si sarebbe parlato di un affare legato al settore dei rifiuti, anche questo sotto la lente di ingrandimento della procura milanese. 

L'epilogo all'alba di martedì 28 gennaio quando i militari della guardia di finanza dei comandi provinciali di Milano, Lecco e del servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata di Roma hanno fatto scattare le manette per 18 persone, tutte accusate — a vario titolo — di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, estorsione, usura ed auto-riciclaggio.

Il blitz, come riportato in una nota delle fiamme gialle, è scattato al termine di una indagine coordinata dalla Dda di Milano che ha portato allo smantellamento di una organizzazione criminale composta anche da persone che sarebbero vicine a una famiglia ndranghetista "da tempo radicata ed operante in Lombardia e a un gruppo criminale di origine calabrese operante sul territorio meneghino".

Nel corso delle indagini i militari della guardia di finanza avrebbero anche accertato in capo al "dominus" episodi di usura e connesso auto-riciclaggio, oltre a una estorsione che sarebbe stata portata avanti "con tipiche modalità mafiose".

Nell'operazione sono coinvolti circa 300 finanzieri in azioni in Lombardia, Piemonte, Lazio, Valle D'Aosta e Calabria. Secondo quanto riportato in una nota diramata dal comando provinciale di Milano sono state messe a segno perquisizioni anche in Svizzera e in Croazia.

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