L'appello del papà di Carolina: "Non snaturate la legge contro il cyberbullismo"

Paolo Picchio lancia un appello perchè la legge non sia stravolta alla Camera, dopo il voto unanime del Senato

Sono passati più di tre anni dalla tragica scomparsa di Carolina Picchio, la 14enne novarese che si è suicidata dopo aver subito cyberbullismo e divenuta il simbolo della lotta contro questo fenomeno.

Nel frattempo molto si è fatto per cercare di evitare che accada di nuovo: in particolare la senatrice novarese Elena Ferrara ha promosso come prima firmataria la legge C. 3139, che è stata approvata all'unanimità dal Senato. La legge però è stata madificata nel passaggio nelle Commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia della Camera dei Deputati: per questo il padre di Carolina, Paolo Picchio, ha deciso di farsi portavoce di un appello perchè il testo non sia modificato.

"Il testo - scrive Picchio tramite il suo avvocato - che la Senatrice novarese Elena Ferrara aveva portato all'attenzione del Parlamento nel 2013 come prima firmataria, dopo un'indagine conoscitiva avviata in Commissione Diritti Umani, ha raccolto il voto unanime del Senato. Il disegno di legge nella sua originale stesura non era contro la Rete, bensì positivamente ispirato ad un intervento legislativo dal valore educativo e preventivo, nell'interesse esclusivo dei soggetti minorenni. Lo stesso testo, tuttavia, dopo il passaggio nelle Commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia della Camera dei Deputati presenta delle modifiche dal carattere sanzionatorio, in contrasto con lo spirito  iniziale della legge approvata all'unanimità dal Senato. Il provvedimento, inoltre, non è più focalizzato sui minori, ma interessa tutto il rapporto tra l'utenza e gli strumenti digitali, senza distinzioni. Modifiche che hanno sollevato perplessità da parte dei media, oltre che di professionisti, associazioni, famiglie e cittadini che avevano guardato fino ad ora con speranza ad una normativa fondamentale per il futuro dei nostri ragazzi".

In sostanza vengono inseriti nuovi reati che, di fatto, sono già perseguibili per legge. Inoltre l'estensione anche ai maggiorenni di alcune precetti legislativi fa sì che si creino "una sorta di criminalizzazione dell'uso del web e forme di censura e assommando figure di reato già esistenti" scrive Picchio.

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L'appello è stato firmato da numerose associazioni e personalità di spicco, tra cui il vescovo Franco Giulio Brambilla, il primario di psichiatria del Maggiore Eugenio Borgna, e Maria Giovanna Ruo, presidente dell'associazione CaMiNo, la camera nazionale avvocati per la famiglia e i minorenni. 

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