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Sgominata la banda che razziava gli Unieuro: colpì anche in Piemonte

Quarantadue furti in cinque mesi e 1 milione e 300mila euro di bottino. Sono questi i numeri di una pericolosa banda di ladri che si era specializzata in colpi fulminei e in inseguimenti a folle velocità in Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Lombardia, come riporta IlPiacenza.it.

Dopo complesse e articolate indagini gli agenti della squadra mobile di Piacenza, coordinati del sostituto procuratore Roberto Fontana, aiutati dai carabinieri della Compagnia di Lodi e dai Ris di Parma, hanno "decapitato" la banda arrrestando per furto aggravato il capo, un 31enne romeno, residente, come gli altri cinque componenti, in una zona popolare di Cinisello Balsamo. Altri due connazionali, un 36enne e un 33enne sono stati denunciati per ricettazione.

La banda colpiva negozi, di elettronica e non solo, e centri commerciali. I sei agivano sicuri e riuscivano a compiere anche tre quattro colpi in poche ore anche in tre regioni differenti. In serata rubavano alcune targhe, le apponevano sulle diverse Audi rubate che custodivano in alcuni garage nella zona dove abitavano, e verso mezzanotte erano pronti per agire. Sapevano dove e come colpire: mai nessun assalto superava gli otto minuti. Un tempo minimo che consentiva loro di razziare il negozio prescelto e di scappare senza conseguenze. Organizzati, spregiudicati, professionisti del furto hanno provocato a Unieuro un danno da un milione e 300mila euro in cinque mesi, ma hanno preso di mira anche Bennet, Ovs, e vari negozi di telefonia. Cambiavano telefonini ogni dieci giorni per non essere intercettati e rubavano le targhe poco prima di entrare in azione per evitare che entrassero ne circuito Sdi delle forze dell'ordine.

Le indagini che hanno portato all'arresto del capo della banda sono partite nella notte del 2 agosto quando i banditi hanno preso di mira l'Unieuro di Piacenza (immagini nel video). Incappucciati hanno tagliato la saracinesca dell'entrata sul retro dello store con un flessibile, hanno arraffato decine di smartphone per poi scappare a bordo di un'Audi A6 (rubata con una targa di una seconda auto anch'essa rubata) in A1. Ne era nato un folle inseguimento. Loro davanti, le volanti e la polizia stradale dietro fino a quando all'altezza di San Zenone Est sono entrati volutamente in un cantiere sollevando polvere e detriti che hanno garantito loro la fuga a piedi nei campi. Ma hanno commesso un errore: hanno lasciato nell'abitacolo uno scontrino che li ha incastrati.

I carabinieri del Ris di Parma lo hanno analizzato, hanno trovato delle impronte digitali riconducibili a un cittadino romeno, hanno incrociato i dati e hanno visualizzato i filmati delle telecamere di sorveglianza del negozio di Como che lo aveva emesso, e hanno avviato le indagini.

Il 21 novembre, dopo un colpo a Settimo Torinese, sono stati fermati dai carabinieri di Lodi. Grazie alle celle agganciate dai loro telefoni, gli inquirenti, hanno scoperto che ci avevano solo messo 45 minuti per arrivare alla loro base di Cinisello Balsamo. Il capo della pericolosa banda è stata arrestato a casa di un amico a Milano: dopo aver pedinato la sua fidanzata, gli agenti hanno fatto irruzione e lo hanno bloccato. Le indagini proseguono sia per catturare gli altri tre componenti della banda, scappati in Romania, sia per attribuire al sodalizio criminale le decine di colpi messi a segno in altrettante città nel corso dei mesi.

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