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VIDEO | Sgominata la banda che truffava anziani: il terribile audio delle telefonate

I truffatori facevano leva sulle paure e le preoccupazioni degli anziani per rubare oro e gioielli

 

False telefonate per chiedere soldi, gioielli e tutto ciò che poteva essere di valore.

É stata sgominata una banda che agiva con la tecnica del "caro nipote": la base era a Novara, tra il campo nomadi di Agognate e Sant'Agabio. Il blitz della Questura di Novara è scattato stamattina, giovedì 28 gennaio, e ha portato a nove misure cautelari e a tredici decreti di perquisizione personale e locale, oltre a numerosi sequestri in città e in provincia. La complessa operazione, denominata “Cara Nonna” (“Droga Babciu” in lingua polacca) è stata condotta dalla Squadra Mobile e coordinata dalla Procura della Repubblica di Novara, ha permesso di individuare un’associazione a delinquere, a carattere transnazionale, che commetteva truffe aggravate ai danni di anziani. L’indagine si è rivelata particolarmente complessa perchè gli autori agivano con una base logistica in Polonia ed una “centrale operativa” a Novara.

Le telefonate di finti parenti

Le vittime, tra i 60 e i 95 anni, venivano contattate telefonicamente da persone che si fingevano loro prossimi parenti, finti figli o nipoti che, con la scusa di aver causato un grave incidente stradale o di essere in imminente pericolo di vita dopo aver contratto il covid, convincevano il malcapitato di turno ad aiutarli e a raccogliere tutto il denaro e gli oggetti preziosi presenti in casa: solo in questo modo, infatti, avrebbero così evitato al loro caro di essere tratto in arresto da fantomatiche forze di polizia o avrebbero potuto pagargli le cure e salvargli la vita.

Dopo che il "telefonista", che chiamava dalla Polonia, parlando italiano perfettamente, aveva convinto la vittima di essere un parente, veniva inviato a casa del truffato un complice, che si spacciava per il “segretario di un notaio” o per il “personale sanitario", e ritirava il bottino, composto da contanti e gioielli, spesso ricordi di una vita. 

Il "trucco" al telefono per non essere scoperti

I truffatori utilizzavano un semplice trucco per non essere scoperti: contattavano le vittime sul telefono fisso dell’abitazione e non interrompevano la loro prima comunicazione tenendo, di fatto, la linea occupata anche per delle ore. In questo modo, qualorale vittime avessero provato, utilizzando lo stesso telefono, a contattare le forze dell’ordine o comunque a comporre altri numeri per chiedere aiuto, dall’altra parte del filo c'erano sempre dei compici che li rassicuravano, convincendoli a consegnare tutto ciò che veniva loro chiesto.

Truffatori spietati

Nelle intercettazioni telefoniche si sente tutta la spietatezza e il cinismo dei "telefonisti: erano totalmente insensibili allo stato di agitazione e paura che provocavano nelle loro vittime, che temevano per la salute o per l'incolumità dei propri cari. "Le truffe ai danni di anziani sono reati particolarmente odiosi - ha detto il questore di Novara Rosanna Lavezzi durante la conferenza stampa di presentazione dell'operazione - Molte persone non hanno poi il tempo di riprendersi dal danno psicologico subito proprio a causa della loro età. Sentire queste telefonate fa male al cuore". 

L'inizio delle indagini

Le indagini sono iniziate nel mese di marzo 2020 quando una donna ultraottantenne, vittima già in passato di un reato simile, ha ricevuto una telefonata dal finto “nipote” che, dopo aver causato un incidente stradale con feriti, le comunicava di trovarsi dal notaio perché doveva immediatamente risarcire il danno altrimenti sarebbe stato arrestato. La donna aveva finto di credere al truffatore, ma nel frattempo ha chiamato il 112. L’immediato intervento della polizia aveva portato a due arresti in flagranza di reato.

L'attività investigativa è stata lunga e complessa, tramite pedinamenti, appostamenti e complesse attività di intercettazione, rese difficoltose dal fatto che i “telefonisti” operavano dall’estero. Da gennaio ad agosto 2020 i truffatori hanno agito almeno 50 volte nelle province di Novara, Vercelli, Como e in Svizzera, con un bottino stimato intorno ai 400 mila euro tra denaro e gioielli, che venivano inviati in Polonia per essere riciclati.  

Gli arrestati

I capi dell’organizzazione sono stati individuati: si tratta di cittadini rom di etnia polacca, residenti a Novara da decenni, che agivano in base a precise direttive che giungevano dalla base logistica polacca e si avvalevano della collaborazione, come “incaricati al ritiro”, di giovani ragazzi residenti a Novara o di donne di famiglia.

Il G.I.P. del Tribunale di Novara, su richiesta della Procura della Repubblica, ha emesso quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di L.D., 46 anni, e di B.B., 32 anni (coniugi), C.N., 21 anni, e di L.M., 36 anni, tre custodie cautelari domiciliari nei confronti di K.Y, 21 anni, K.H., 27 anni, e di E,A,, 23 anni, nonché due misure cautelari dell’obbligo di firma nei confronti di P.G., 23 anni, e di E.O., 22 anni.  

Per l’esecuzione delle misure cautelari, delle perquisizioni e dei sequestri sono stati impiegati oltre 60 agenti, con la partecipazione del personale delle Squadre Mobili di Torino, Alessandria, Asti, Aosta, Biella, Verbania e Vercelli, nonché di equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine di Torino.

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