Domenica, 19 Settembre 2021
Cronaca

Operazione anti usura della polizia di Novara: sette arresti

L'operazione, denominata "Bloodsucker" ha coinvolto anche le Squadre mobili di Torino, Milano, Brescia, Biella e Vercelli. Ricostruito un giro di affari di oltre 2 milioni di euro

Sette arresti e numerose perquisizioni su tutto il territorio nazionale.

E' questo il bilancio dell'operazione "Bloodsucker" con cui la Squadra mobile di Novara ha messo fine ad un vasto giro di usura, estorsione e riciclaggio. I provvedimenti di custodia cautelare in carcere e arresti domiciliari sono stati eseguiti alle prime luci dell'alba dalla polizia novarese, con la collaborazione delle Squadre mobili di Torino, Milano, Brescia, Biella e Vercelli e il supporto del Reparto Prevenzione Crimine Piemonte.

L'attività d’indagine è stata diretta dalla Procura della Repubblica di Novara e condotta dalla Squadra mobile di Novara. Gli arrestati sono accusati di usura, estorsione aggravata e riciclaggio.

Quattro i destinatari della custodia cautelare in carcere: Giuseppe Di Giovanni, detto "Pino", classe 1962 residente in provincia di Novara; Francesco Di Giovanni, classe 1961 residente nel Novarese ma domiciliato in provincia di Vercelli; Ignazio Di Giovanni, 31 anni, residente in provincia di Novara; Massimiliano Alia, classe 1977, residente in provincia di Reggio Calabria ma domiciliato nel Biellese.

Ai domiciliari sono invece finiti: Sergio Agostinelli, classe 1950 residente in provincia di Novara; Francesco Pirrello, 65enne residente in provincia di Brescia; Angelo Migliavacca, classe 1949 residente in provincia di Milano.

La polizia ha ricostruito un giro di affari che ammonta ad oltre 2 milioni di euro, che derivano da un’attività estorsiva ed usuraria con tassi variabili dal 28,91% al 511%.

In particolare, Giuseppe Di Giovanni, esponente di spicco di un clan che ha negli anni sviluppato e accresciuto in maniera esponenziale e in molteplici settori i propri interessi economici nel Novarese, è stato individuato dalla polizia come soggetto dedito all’usura.

La fitta rete di contatti sviluppati in ambito commerciale gli ha infatti permesso, unitamente ad altri esponenti della sua famiglia, di servirsi di soggetti terzi per riciclare denaro proveniente dell’attività criminosa.

Inoltre, l'uomo non si è fatto scrupolo di estorcere cospicue somme o altri beni di valore alle sue vittime, incapaci oltre un certo limite di far fronte alle insistenti richieste di denaro, con intimidazioni e minacce continue, accertate anche grazie al contributo della Sezione mobile della polizia tributaria della Guardia di Finanza di Viterbo.

Gli atti intimidatori sono culminati in un ultimo grave episodio: Di Giovanni avrebbe infatti intimidito una delle vittime facendogli rinvenire una carcassa di animale, appesa per il collo, all’ingresso della azienda.

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