Cronaca

Arrestato il prete di Stresa: lettera aperta del Vescovo di Novara

Monsignor Franco Giulio Brambilla scrive ai fedeli delle parrocchie di Carciano, Levo, Campino-Someraro: "Di fronte a questi eventi restiamo come storditi e non riusciamo a trovare una ragione"

Il Vescovo di Novara è intervenuto, con una lettera aperta, sulla vicenda dell'arresto di don Stefano Cavalletti, il parroco di Stresa finito in manette per detenzione e spaccio di droga.

Monsignor Franco Giulio Brambilla ha scritto ai fedeli delle parrocchie di Carciano, Levo, Campino-Someraro. "Di fronte a questi eventi - ha commentato - restiamo come storditi e non riusciamo a trovare una ragione".

"La tristissima vicenda di questi giorni della custodia cautelare di don Stefano Maria Cavalletti - si legge nella missiva del Vescovo - ci ha lasciati tutti sgomenti e con il cuore colmo di amarezza. Ho molto pregato e riflettuto prima di parlare, perché il nostro primo sforzo deve essere quello di invocare la misericordia di Dio e di comprendere la gravità di quanto accaduto. Dobbiamo domandarci se siamo stati sufficientemente vigilanti, vicini a don Stefano, capaci di leggere i suoi messaggi e le sue sofferenze".

"Questo non riguarda solo le vostre parrocchie, dove don Stefano era parroco, ma anche la nostra Chiesa - ha aggiunto Monsignor Brambilla - e tutti i sacerdoti che si prodigano con grande dedizione nelle altre comunità della Diocesi e che vedono ferita la loro identità e la loro carità pastorale. Chiedo perdono a tutta la comunità, soprattutto ai piccoli, per il turbamento e le ferite profonde che questa storia ha aperto in voi e in noi. In questi momenti molti si affannano a dare spiegazioni, ma dobbiamo confrontarci con il mistero del male che si annida nel cuore delle realtà più care e più sante, come l’amore familiare e il servizio a una comunità cristiana. Gli eventi drammatici di questi ultimi anni e mesi ce ne parlano nelle tragedie familiari e nelle solitudini e abbandoni che sono moltiplicati e ingigantiti dai mezzi di comunicazione, creando in noi ansia, insicurezza e sfiducia. L’amore e il servizio (di un papà e di una mamma, di un insegnante, di un sacerdote, di un educatore) sono realtà delicate e fragili. L’amore e la carità più grandi si possono stravolgere nel loro contrario se non sono curati, purificati, vigilati, sostenuti dalla vicinanza di tutti noi. La nostra società individualistica rende ancora più sole le persone che talvolta purtroppo cercano scorciatoie illusorie per dare sollievo al loro isolamento".

"Mi sono già attivato con i miei collaboratori - ha concluso il Vescovo - per trovare un luogo protetto perché don Stefano possa curare le sue ferite, ricostruire la sua umanità, dopo che sarà chiaritala sua posizione con la giustizia. La regola sapiente della Chiesa prevede che in questo tempo la guida della comunità sia affidata a un altro sacerdote in attesa del giudizio penale e poi di un percorso di ricupero umano e spirituale. Sono riconoscente a don Roberto Salsa, Vicario episcopale del Verbano, che si rende disponibile in questa fase per essere la guida delle vostre comunità. Per don Stefano sarà necessario un lungo cammino di ripresa per una vita umana armonica e in pace con se stessa. Noi staremo vicini a Lui con la preghiera che si deve a una persona da cui molti riconoscono di aver ricevuto del bene. Con affetto accompagniamo anche il dolore della sua mamma. Infine, dovremo interrogarci e camminare tutti insieme, perché non si ripetano più situazioni tanto gravi".

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