Rifiuti trasportati da Nord a Sud e sotterrati: 11 arresti, c'è anche un novarese tra gli indagati

Anche la differenziata veniva smaltita con questo sistema. Le indagini

Foto da MilanoToday

Undici persone arrestate, 14mila tonnellate di rifiuti spostate su e giù per l'Italia per smaltirle irregolarmente e un giro d'affari che sfiora i due milioni di euro. C'è anche un galliatese coinvolto in Feudo, l'indagine con la quale i carabinieri della Forestale di Milano, coordinati dalla Dda del capoluogo lombardo, hanno smantellato un'associazione a delinquere che operava tra Lombardia, Campania e Calabria, come raccontano i colleghi di MilanoToday

Tirare le somme dell'indagine non è semplice. Non lo è innanzitutto perché come rivelato dal sostituto procuratore, Alessandra Dolci, al termine delle indagini resta ancora più o meno intatta quella 'zona grigia' di soggetti collusi ancora da incastrare e assicurare alla giustizia. E non solo perché dietro ogni trasporto di rifiuti generalmente c'è una catena di reati distribuiti lungo la Penisola e perfino all'estero.

Le intercettazioni ambientali e telefoniche: il video

Traffico di rifiuti: il capo dell'associazione e la fuga dal balcone

A capo di tutto, Angelo Romanello, 35enne di Siderno, Reggio Calabria, uscito dagli arresti domiciliari il 24 marzo 2018. Sarebbe lui il promotore, l'organizzatore e il finanziatore dell'associazione a delinquere. L'uomo, già coinvolto in indagini per 'ndrangheta, è il gestore della Smr Ecologia, l'azienda fulcro delle indagini con sede a Busto Arsizio ma con un impianto di stoccaggio a Como, località La Guzza. Lunedì mattina quando i militari sono arrivati nella sua abitazione, secondo quanto rivelato dal capitano della Forestale, Giovanni Gianvincenzo, Romanello avrebbe cercato di scappare dal balcone della sua abitazione ad Erba.

Nell’indagine è coinvolto anche Matteo Salomone, galliatese, classe 1985. Salomone è il legale rappresentate della Salcon s.a.s.: secondo l'accusa avrebbe gestito illecitamente un impianto in provincia di Trento, realizzando una discarica abusiva. 

Le indagini sui rifiuti "trasformati" in oro

L'origine delle indagini e i roghi in Lombardia

Cominciate dopo il rogo che nel gennaio 2018 aveva bruciato tonnellate di rifiuti a Corteolona nel Pavese, le indagini hanno permesso agli investigatori di scoprire l'esistenza di un vero e proprio sistema. Spazzatura prodotta a Napoli - e altri piccoli comuni campani, alcune anche frutto della raccolta differenziata - che veniva smaltita illecitamente.

"In un anno d'indagini sono state scoperte sette discariche abusive", secondo le parole di Silvia Bonardi, sostituto procuratore della Dda. "Abbiamo scoperto che i rifiuti viaggiano anche da Nord a Sud". Così, quando la Smr Ecologia non sapeva dove stoccare i rifiuti negli impianti del Nord Italia, saturi perché costantemente sottoposti a carichi proibiti, e super controllati dopo il boom di roghi che ha interessato la Lombardia nel recente passato, Romanello e i suoi collaboratori caricavano tutto su tir diretti in Calabria: cava Liparota e cava Parisi a Lamezia Terme.

I tir carichi di rifiuti verso le cave in Calabria

I tir carichi di rifiuti, monitorati via Gps dagli inquirenti, arrivavano giù con delle staffette. "Come si fa con i carichi di droga", secondo la Dda. In un caso diverse tonnellate sono state abbandonate in area protetta. "In una di queste cave - ha spiegato Dolci - negli anni scorsi erano state rinvenute armi e droga in fusti appartenenti alla 'ndrangheta", segno che c'è un filo conduttore sottile da rintracciare con cura.

La collaborazione di professionisti insospettabili

Romanello è il centro di tutto, secondo l'accusa. Al suo servizio c'erano anche professionisti insospettabili come una consulente ambientale che, capendo il tenore dei reati a cui andava incontro per le sue consulenze e dichiarazioni mendaci, chiedeva al telefono: "Il gioco deve valere la candela. Deve valere abbastanza da far campare bene me e mio figlio nel caso io finissi in galera", come scoperto dalle intercettazioni.

L'inceneritore in Germania e il cementificio in Tunisia

Gli interessi economici di Romanello, secondo quanto rivelato dagli inquirenti, varcano anche i confini italiani e sono adesso oggetto di approfondimenti investigativi. Sarebbe socio di un cementificio in Tunisia e avrebbe anche smaltito presso l'inceneritore di Duesseldorf in Germania. Ma le intercettazioni avrebbero rivelato la sua capacità di trovare contatti anche altrove: Croazia, Albania e Turchia. La sua capacità di internazionalizzare lo stoccaggio dei rifiuti, secondo la Dda, è un'altra delle novità venute a galla con quest'operazione.

Feudo lascia in chiaro una cosa: che il blocco delle importazioni di scarti di plastica e gomma della Cina - decisione che ha creato un disagio enorme per molte regioni italiane - ha aperto un'infinità di possibilità d'affari per gli operatori del settore. Tanto più per quelli disposti a tutto pur di continuare a trasformare i rifiuti in oro. Oro che poi, come in questo caso, veniva 'drenato' attraverso l'uso massiccio di carte di credito prepagate per allontanare ogni tipo di tracciabilità. Non è bastato.

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