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Lunedì, 3 Ottobre 2022
Economia

Parte la raccolta del riso nel novarese: perdite fino al 70% a causa della siccità

E' l'allarme della Coldiretti. Secondo l'associazione di categoria, le perdite in alcune zone sono quasi totali. Tra i territori più colpiti dalla crisi idrica ci sono Vespolate, Cerano e Romentino

E’ iniziata in questi giorni la raccolta del riso nelle campagne novaresi. Secondo Coldiretti, però, il 2022 è "l'annata più difficile tra siccità e rincari" e gli agricoltori della nostra provincia dovranno fare i conti con perdite ingenti sul raccolto, che in alcune zone sono quasi totali.

"Il 2022 - commentano dall'associazione di categoria - si può classificare come annus horribilis per il settore che, dopo i rincari di carburante e materie prime causate dalla guerra in Ucraina, ha dovuto fare i conti con una siccità mai vista negli ultimi 70 anni. Il riconoscimento dello stato di emergenza in Piemonte e il via libera in Conferenza Stato Regioni al decreto del Mipaaf che stanzia 15 milioni di euro fino ad esaurimento per i risicoltori italiani sono soltanto una toppa per gli agricoltori che dovranno fare i conti con perdite ingentissime sul raccolto".

Le zone più colpite dalla crisi idrica, secondo quanto comunicato da Coldiretti Novara-Vco, sono state soprattutto quelle di Vespolate, Cerano e Romentino, dove si può contare un calo della produzione che arriva a superare il 70%, con punte fino al 90%, ma tutta la provincia si è scontrata con le problematiche legate alla siccità. "A pesare ulteriormente su questa annata - sottolineano dall'associazione - si registra anche l’esplosione dei costi energetici con aumenti record che vanno dal +170% dei concimi al +129% per il gasolio".

"Per sostenere il settore bisogna anche lavorare sugli accordi di filiera - commentano la presidente e la direttrice di Coldiretti Novara-Vco Sara Baudo e Francesca Toscani - come strumento indispensabile per la valorizzazione delle nostre produzioni e per un’equa distribuzione del valore lungo la catena di produzione. Non va dimenticato che sul nostro riso grava, poi, la concorrenza sleale delle importazioni low cost dai paesi asiatici che vengono agevolate dall’Unione Europea nonostante non garantiscano gli stessi standard di sicurezza alimentare, ambientale e dei diritti dei lavoratori. Bisogna tutelare la nostra risicoltura e questo deve essere un obiettivo primario per l’Europa visto che abbiamo un prodotto che si distingue per sicurezza nella produzione e qualità, rispetto a quello importato dall’Asia a basso costo, frutto di soprusi".

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