Coronavirus, il Piemonte cambia idea: sì al cibo da asporto dal 4 maggio

Nessuna limitazione al take away, contrariamente a quanto annunciato da Cirio due giorni fa. Le nuove regole

Dopo le proteste delle associazioni di categoria e dei ristoratori, il Piemonte cambia linea sul take away.

Solo due giorni fa il governatore Cirio infatti aveva dichiarato che in Piemonte il cibo da asporto sarebbe stato vietato fino al 18 maggio. "Riteniamo necessario - aveva detto - nella nostra regione essere prudenti sulle attività sociali e su determinate attività commerciali, come ad esempio il take away, che possono creare situazioni di assembramento difficilmente gestibili". Ora però arriva il cambio di rotta: sì al cibo d'asporto dal 4 maggio in tutta la regione, tranne a Torino, dove il via libera sarà dato a partire dal 9 maggio. L’ordinanza sarà firmata domani dopo la riunione di oggi in videoconferenza con il Prefetto di Torino insieme ai sindaci dei Comuni capoluogo, i presidenti delle Province e i rappresentanti delle Associazioni degli Enti Locali. 

Nel caso di criticità specifiche o dove non possibile assicurare il rispetto delle misure di sicurezza, i sindaci potranno anche valutare di vietare l’attività sull’intero territorio comunale o delimitarla su parti di esso. La scelta di attendere qualche giorno in più per la riapertura a Torino risponde, invece, alla necessità di una maggiore cautela sul capoluogo piemontese, in considerazione dell’alta densità demografica, del numero complessivo delle attività di ristorazione e di un quadro epidemiologico che impone maggiore prudenza.

"Abbiamo lavorato insieme alla Prefettura di Torino e ai rappresentanti degli enti locali per trovare una sintesi tra la prudenza che ci viene chiesta dai medici e l’esigenza di riapertura delle nostre attività - sottolinea il presidente Cirio -. La soluzione che abbiamo individuato ci permette di consentire il servizio di ristorazione da asporto, pur mantenendo alta l’attenzione. Il Piemonte sta ripartendo e lo fa con l’equilibrio necessario a garantire la salute dei suoi cittadini e della sua economia. Per la procedura di attivazione del servizio ho scelto la via più veloce, infatti basterà semplicemente comunicarlo al Comune, perché le nostre aziende hanno bisogno di lavorare e di farlo subito senza il peso della burocrazia. Il coinvolgimento diretto dei sindaci, invece, permetterà di valutare eventuali criticità e anche un monitoraggio costante della situazione. Prudenza e ripartenza possono e devono convivere. Basta avere buonsenso".

Le attività di ristorazione interessate (bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie) potranno attivare il servizio di asporto dandone una semplice comunicazione al Comune, che però potrà immediatamente sospendere l’attività in caso di inadempienza delle prescrizioni da parte dei singoli esercizi.

I Comuni dovranno garantire il rispetto delle seguenti disposizioni:

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  • In attesa dell’ingresso, la distanza minima in coda dovrà essere di 2 metri
  • Il ritiro dei prodotti, precedentemente ordinati, dovrà avvenire per appuntamenti dilazionati nel tempo allo scopo di evitare assembramenti all’esterno e consentendo nel locale la presenza di un cliente alla volta, assicurando che permanga il tempo strettamente necessario alla consegna e sempre rispettando le misure di sicurezza previste dal DPCM del 26 aprile
  • Il divieto di consumare i prodotti all’interno dei locali e nelle immediate vicinanze
  • Sarà consentito l’asporto anche in quegli esercizi di ristorazione per i quali è prevista la consegna al cliente direttamente dal veicolo
  • Ogni cliente, così come il personale in servizio, dovrà indossare una mascherina
  • Le persone presenti all’interno del locale dovranno sempre mantenere la distanza minima di 2 metri

L’attività di ristorazione da asporto sarà possibile dalle 11 alle 14 e dalle 18 alle 21, fatta salva la possibilità dei sindaci di modificare l’orario, in presenza di qualificate motivazioni e nel rispetto delle puntuali esigenze dei luoghi.

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