Coronavirus, le università piemontesi lavorano sul test sierologico: "Serve la validazione"

Cirio annuncia lo studio: sono tanti però i dubbi degli esperti sulla reale validità dei test

Si è parlato tanto di test sierologici in queste settimane: si tratta di test che sono in grado di stabilire se il soggetto ha già contratto il Covid-19 rilevando la presenza di anticorpi nel sangue.

L'Istituto Superiore di Sanità però non ha ancora dato una validazione a nessuno dei test, soprattutto a quelli cosiddetti "rapidi" che vengono fatti attraverso una goccia di sangue. "I laboratori di Cuneo, dell’Amedeo di Savoia di Torino e dell’Università del Piemonte orientale hanno già effettuato una serie di test per creare un protocollo piemontese da sottoporre allo Stato per la validazione dei sierologico e nei prossimi giorni avremo novità importanti - ha detto il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio - I test sierologici sono un tema delicato, purtroppo non è ancora arrivata una parola chiara da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, e questo è un peccato. Il test dà la patente di indennità a chi ha già fatto la malattia. Chi ce l’avrà potrà tornare al lavoro prima e muoversi con maggiore sicurezza". Ma davvero i test serviranno a stabilire chi è ormai immune? 

I test sierologici rapidi danno una "patente di immunità"?

"I test sierologici rapidi pensati per verificare l'immunità al Covid-19 sono ad oggi poco precisi, non sono stati approvati dal ministero come test per fare diagnosi - ha detto Pierino Di Silverio, responsabile Anaao Assomed Settore Giovani (un sindacato medico italiano), ai microfoni di Radio Cusano Campus -. "Mi spiego, questi test hanno, se utilizzati troppo precocemente, una affidabilità veramente troppo bassa per essere sostituiti ai tamponi. A noi occorre un altro tipo di test per verificare la presenza nel sangue di immunoglobuline capaci di dirci se un soggetto ha sviluppato una immunità al virus".

I punti critici sono più d'uno secondo Di Silverio: "Se sottoponiamo (al test sierologico, ndr) cittadini o medici sperando di fare diagnosi di coronavirus sbagliamo, perché rischiamo di avere falsi negativi, ossia persone che presenteranno i sintomi dopo qualche giorno dal test. Altro punto quello in cui abbiamo un soggetto guarito dal coronavirus, ci sono ancora in corso studi per valutare se un soggetto che lo ha avuto possa essere immune oppure no. Ricordiamo che con l'influenza stagionale questo non avviene, infatti il vaccino cambia ogni anno".

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L'eliminazione del virus solitamente si accompagna alla comparsa di anticorpi specifici di tipo IgG per il Sars-CoV-2 prodotti dall’organismo. Ma come sostiene il dottor Erminio Torresani sul sito dell'Istituto Auxologico Italiano, "il coronavirus responsabile dell’infezione Covid-19 appartiene alla famiglia dei beta-coronavirus umani che è comunque geneticamente correlata agli alfa-coronavirus umani, che tutti gli anni sostengono diffusamente sindromi respiratorie (il più delle volte lievi) nella popolazione. La prevalenza di soggetti con anticorpi anti-coronavirus è quindi elevata e c'è il rischio che questi test sierologici rilevino anticorpi generati nel passato contro altri virus della stessa famiglia, causando i cosiddetti falsi positivi".

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