Cronaca

Panico in piazza San Carlo a Torino: le testimonianze di alcuni tifosi novaresi

Più di 1500 feriti, di cui alcuni tifosi juventini del novarese, sono i testimoni-vittime di quanto accaduto durante la finale di Champions a Torino. I racconti di chi ha temuto il peggio

piazza San Carlo

Paura e attimi di terrore per quello che doveva essere un evento sportivo di festa: la finale di Champions tra Juventus e Real Madrid.

Come spesso succede in queste occasioni, in città viene messo in maxischermo per consentire ai tanti tifosi che non sono potuti andare a Cardiff di sostenere i propri idoli "in casa" e magari andarli poi ad aspettare all'aeroporto. Questa volta però, senza un motivo apparente, si è scatenato l'inferno che ha provocato tantissimi feriti tra chi aveva solo voglia di vedere una partita in compagnia.

Il numero di feriti novaresi della notte di terrore vissuta in piazza San Carlo a Torino non sono esattamente confermati poichè la maggior parte si è fatta medicare negli ospedali torinesi, ma alcuni sono tornati nei nosocomi della Provincia, solo in quello di Borgomanero sono arrivati una dozzina tra feriti e contusi.

Sono tante le testimonianze di chi ha vissuto sulla propria pelle questa drammatica esperienza.

Giuseppe Catalfo di Borgomanero, grande tifoso juventino e solito seguire gli eventi nelle piazze è stato travolto dalla folla, per lui 25 giorni di prognosi. Ecco il suo racconto: "un muro di persone mi ha travolto, sono stato calpestato e spinto più volte, il mio corpo era pieno di vetri e sangue, mi sembrava la fine del mondo, pensavo ci fosse un camion in mezzo alla folla che di lì a poco mi avrebbe schiacciato. Ho cercato di scappare strisciandomi tra i vetri finchè Davide Rinaldi (per lui 5 punti di sutura per un buco al polso) mi ha trascinato via. Ci stavamo dirigendo al primo soccorso, ma è arrivata una seconda ondata di gente. Ho recuperato mio fratello Ivan che fortunatamente non si è tagliato, ma ha avuto solo qualche graffio e siamo andati al primo soccorso, ma ci siamo dovuti spostare per l'arrivo di feriti più gravi. Arrivati in un altro punto di soccorso avevano terminato i medicinali, spostatici di nuovo, in piazza Castello mi hanno portato alle Molinette in ambulanza perchè non riuscivo a muovermi, ma era già tutto pieno, così sono stato trasferito a Orbassano. Nella notte sono stato medicato: ho 12 punti alla schiena, invece alle ginocchia mi ha messo dei cerotti perchè non avevano abbastanza filo per cucire tutti, ho il collare, le stampelle, una distorsione alla caviglia, sono tutto pieno di ematomi e buchi. Ritengo che il tutto è stato organizzato male poichè non vi erano vie di fuga, il maxischermo da una parte e le camionette delle forze dell'ordine dall'altra bloccavano le uniche uscite".

"Perchè non mettere un maxischermo in un parco o allo stadio come han fatto a Madrid facendo pagare un prezzo simbolico d'ingresso? - si chiede Davide Rinaldi -  mi rimarrà impresso il rumore del vetro calpestato dalla marea umana scatenata da un falso allarme. Ho pensato a un attentato terroristico, non ho sentito nessun petardo, solo grande confusione. Ho fatto uno sforzo sovraumano per non esser calpestato dalla gente, ho visto dei miei amici cadere, dopo aver capito che non mi ero fatto nulla di grave, li ho aiutati. Noi non abbiamo portato vetro in piazza anche sei  controlli sono stati sommari, non riesco a capire come potevano esserci all'interno parecchi abusivi che vendevano bottiglie di birra in vetro!".

"Per entrare in piazza non mi han fatto nessun controllo, durante la partita abbiamo visto passare diversi ambulanti abusivi - aggiunge Filippo Borzoni di Cavaglio d'Agogna - della calca ricordo il rumore, come di acqua, quando invece era quello dei vetri rotti. Siamo stati travolti da un'onda di gente, cadevano tutti come le tessere del domino, una scena agghiacciante. Io sono caduto a terra, ma fortunatamente non ho colpito cocci di vetro ne mi hanno calpestato, questo mi ha permesso di alzarmi subito e resistere in piedi alla seconda ondata di persone. Intorno a me ho visto parecchie persone cadere a terra e venire calpestate, le ho sentite urlare. Dopo la seconda ondata mi sono messo a correre verso il fondo della piazza, poi però ho rallentato per paura di cadere e per cercare di evitare le persone a terra. Sono rimasto in piazza perchè ho trovato un amico nella tenda della Croce rossa. Subito dopo le prime due ondate ci sono state almeno altri due momenti di fuggi fuggi generale e per evitare di venire travolto di nuovo mi sono aggrappato prima ad un panettone di cemento, poi al paraurti dell'ambulanza. Ricordo molti feriti a terra, coperti di sangue che gridavano in cerca di aiuto, ragazzi portati alla tenda della croce rossa in braccio o sulle transenne usate come barelle, ma la cosa più impressionante è stato vedere una quantità di scarpe a terra come non ne ho mai viste in vita mia. Non scorderò mai il rumore della folla che corre e le magliette della Juve sporche di sangue. Sono stati attimi di panico".

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