Coronavirus, nuove linee guida in Piemonte per i rifugi alpini ed escursionistici

Secondo la Regione: "Le disposizioni nazionali non garantivano la specificità dei nostri rifugi d'alta quota"

Foto di repertorio

La Giunta regionale del Piemonte ha approvato, su proposta degli assessori alla Sanità Luigi Icardi e alla Montagna Fabio Carosso, le nuove linee guida per la riapertura in sicurezza dei rifugi alpini ed escursionistici, che "superano quelle nazionali in virtù delle specifiche esigenze di un territorio di media e alta montagna come il Piemonte".

"Tuteliamo uno dei principali attori economici e culturali delle nostre montagne - ha spiegato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio - . Dal rifugio simbolo Capanna Margherita, con i suoi 4554 metri il più alto d’Europa, sono molti i rifugi che senza la nostra regolamentazione non avrebbero potuto aprire o garantire un servizio adeguato".

"Le disposizioni nazionali non tenevano conto della specificità dei rifugi d’alta quota e non ne garantivano l’operatività - ha sottolineato il vice presidente e assessore alla Montagna Fabio Carosso - . Per un territorio come il nostro i rifugi rappresentano un punto di riferimento fondamentale, non solo a livello turistico ma come garanzia di sicurezza. Attività di ristoro, ma anche e soprattutto un luogo in cui dare soccorso e riparo a chi è in situazione di pericolo. Con queste linee guida la Regione ha voluto sancire un principio culturale: i rifugi sono un vero e proprio 'presidio della montagna'". 

In Piemonte, lungo i suoi oltre mille chilometri di Alpi e 15mila chilometri di sentieri, sono presenti più di 200 rifugi escursionistici e alpini che garantiscono 6mila posti letto e centinaia di posti di lavoro , ma soprattutto rendono vive e praticabili le nostre montagne. 

La riapertura dei rifugi era consentita a partire dal 1° giugno. Tra gli aspetti più critici che le nuove linee guida regionali superano, rispetto alle disposizioni nazionali, c’è l’eliminazione dell’obbligo di uso del sacco a pelo (carico aggiuntivo di difficile gestione per chi affronta lunghe traversate o escursioni ad alta quota). ll gestore dovrà garantire set monouso per lenzuola e coprifedera o biancheria lavabile a 90°C , e la sanificazione di coperte, piumini e ciabatte. Solo nel caso in cui ciò non sia possibile, sarà richiesto l’uso del sacco a pelo e di federa e ciabatte personali da specificare preventivamente al momento della prenotazione. Tenendo conto delle caratteristiche strutturali dei rifugi d’alta quota è stato, inoltre, ridotto a un metro il distanziamento per i pernottamenti .

Per sostenere la riapertura dei rifugi e l’adeguamento alle misure di sicurezza anti Covid-19, la Regione ha destinato un contributo a fondo perduto di 2mila euro per ogni struttura nell’ambito del piano "Riparti Piemonte". 

"Il Club Alpino Italiano - ha dichiarato Giacomo Benedetti, presidente Commissione centrale rifugi Cai - esprime grande soddisfazione per questo provvedimento e ringrazia la Regione Piemonte, il suo presidente e gli assessori competenti per la grande sensibilità dimostrata e per il lavoro svolto. Il confronto con il Cai è stato intenso, proficuo e costruttivo ed ha consentito di ottenere un risultato che evidenzia ed esalta l’importantissimo ed irrinunciabile ruolo di 'presidio del territorio' svolto dal rifugio alpino".

"Ritengo opportuno - ha aggiunto Bruno Vallepiano, presidente Associazione Grande Traversata delle Alpi (Gta) - segnalare grande soddisfazione e un personale ringraziamento al presidente e agli assessori per l’impegno nel risolvere alcune problematiche essenziali di strutture ricettive inserite in un territorio meraviglioso, ma fragile". 

"Il protocollo per i rifugi alpini ed escursionisti - ha sottolineato Guido Rocci, presidente Agrap, Associazione dei Rifugisti del Piemonte - è il frutto più recente della collaborazione costruttiva che si è instaurata in questi ultimi mesi critici. La Regione Piemonte si può annoverare tra quelle che, con un atto di responsabilità, ha deciso di dialogare con la rappresentanza di categoria per risolvere, nel modo più naturale ed istituzionale, le lacune e criticità risultanti dalle linee guida nazionali".

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